Ariedo Braida, ex dirigente negli anni d’oro del Milan, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Calciomercato.it. Tra i principali argomenti toccati, la questione riguardante i settori giovanili in Italia, il difficile momento di Leao, i giudizi sull’operato di Ibrahimovic nell’ambito dirigenziale e le ottime prestazioni fornite nelle scorse partite da Matteo Gabbia. Queste le parole di Braida.
“I giovani italiani devono giocare solo se sono bravi. Non è sinonimo di bravura il dato anagrafico. Quelli del Barca giocano perché sono fortissimi. Fare il paragone Yamal–Camarda è sbagliato: Lamine è un fuoriclasse; Camarda è bravo, ma non è ancora a quel livello e deve fare un percorso. Pafundi idem. Arriveranno in alto, ma devono crescere”.
Su Ibrahimovic dirigente:
“Ha bisogno di imparare il mestiere da dirigente, ma sono sicuro che verrà fuori. Zlatan è molto intelligente, ma non si nasce imparati. Come tutti in un nuovo ruolo, fa cose positive e negative. Una qualità importante è l’esperienza”.
Braida ci ha tenuto a commentare il momento di Leao. L’ex dirigente considera il portoghese come un futuro top player, ma manca solo un aspetto fondamentale per diventarlo:
“Leao ha tutte le potenzialità per diventare un top player. Ha potenza, struttura fisica, velocità e salta l’uomo con facilità. Non gli manca niente, ma ha troppe pause durante la stagione. Difficile fare un ultimo step a 25 anni. È come se servisse un ultimo centesimo per fare un euro”.
Su Gabbia:
“È mediaticamente un po’ trascurato, ma sta facendo molto bene ed è perfetto a livello comportamentale. Lo vedo bene come futuro capitano dell’AC Milan. Sarebbe il giusto elemento per dare l’identità italiana e milanista alla squadra”.
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