Dopo mesi di tafazzismi, palcoscenici concessi alle Cassandre e di “io l’avevo detto”, il mondo Milan dovrebbe riflettere sul fatto che forse in casa sta ospitando colui che potrebbe rivelarsi una vera risorsa. Classe 1973, nato a Maputo, capitale del Monzambico ma portoghese a tutti gli effetti, Paulo Alexandre Rodrigues Fonseca dal suo sbarco a Milano sta instillando cambiamenti.
Sotto gli ombrelloni o sorseggiando fresche bevande dissetanti, nel corso della passata estate il concetto monopolizzante è stato l’inconsistenza della scelta del tecnico ex Roma. Al suo nome sono state incollate un numero così elevato di etichette da far invidia all’iper brandizzato giaccone da Formula Uno. Il Milan sceglie Fonseca perché è andato al risparmio rispetto al suo predecessore. Ai dirigenti attuali serviva il classico “yes man” per imporre le proprie scelte. E ancora. Non ha la personalità per questo spogliatoio.
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A completamento della premessa nessuna intenzione di sopire tutte le perplessità a livello di gioco, continuità di risultati. Questa squadra è un continuo oscillare sulla giostra del rendimento. Il definitivo cambiamento con conseguente continuità è difficile da pronosticare. Sarà stata la partita contro l’Udinese? Saranno le prossime sfide delicate contro Bruges questa sera, Bologna e Napoli primo crocevia ad alto rischio della stagione? Per questo lasciamo parlare il campo.
Ciò che sfugge a molti è la statura del professionista Paulo Fonseca. È arrivato al Milan non dando peso a nessuna delle etichette tatuategli addosso. Non ha mai fatto figli e figliastri a seconda del suo interlocutore. Onesto e umanamente diretto con tutti. Con il senno di poi è forse questo uno dei motivi degli scricchiolii interni. Il “non me ne frega un ca… di chi ho difronte” detto in conferenza venerdì scorso è forse la summa di un concetto atto a rafforzare i suoi comportamenti e le sue scelte.
Anche nella cultura del lavoro ha giustamente imposto le sue idee senza nessun compromesso con le abitudini consolidate del passato. Si sono rivisti a Milanello per più giorni a settimana le doppie sedute di allenamento. L’asticella dell’ intensità si è alzata senza necessariamente concedere ogni due per tre giorni di riposo. Tutto questo senza lasciarsi andare in alcuna lamentela pubblica per una rosa, soprattutto in alcuni reparti, troppo risicata in proporzione agl’impegni.
Il concetto di cambiamento, concedendo il proscenio all’AC Milan, non è solo uno slogan accattivante che per tante volte e troppi personaggi ne hanno fatto abuso. Fonseca dal primo giorno sta picconando la routine provando ad apportare un vero cambio, oserei dire, culturale. Nella cultura del lavoro, nella filosofia di gioco, nella dedizione e applicazione, fino alla comunicazione. Se tutto questo si rivelerà folle utopia o piacevole realtà è quasi impossibile prevederlo.
Ma i fatti dicono che l’uomo e il professionista Fonseca non è il pungiball da tutti descritto. La sua personalità è una risorsa tangibile anche nel modo di comunicare. Mai banali le sue conferenze. Dosa perfettamente quando dover esplicitare un concetto (vedi la questione rigori di Firenze e l’accusa diretta davanti alle TV rivolta ai trasgressori o la conferenza pre Udinese) e quando lasciare spunti di riflessione. Ma anche nelle scelte tecniche c’è tanto del pensiero dell’allenatore verso destinatari che farebbero bene, per la propria carriera, a mettersi in atteggiamento reale di ascolto.
Dopo la panchina contro la Lazio di Theo e Leao, non ha lasciato traccia sulla personalità del mister il loro braccio di ferro (vedi cooling break). Dopo Firenze il messaggio con marcati accenti portoghesi è arrivato chiaro e forte. Panchina per chi antepone l’IO al NOI. E sabato, per esigenze contingenti dell’incontro, è venuto fuori l’animo di un Milan gregario e operaio. Esempio che la semina, iniziata lo scorso 8 luglio, sta iniziando a germogliare in ordine sparso.
Che in molti mettano da parte il vanaglorioso atteggiamento spesso mostrato in questa stagione e non solo e seguano colui che vorrebbe costruire e consolidare un progetto nuovo e diverso che vada oltre il singolo, a favore dell’unico bene: l’AC Milan.
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