Intervenuto sulle colonne di Libero, Luciano Moggi ha parlato della situazione in casa Milan dopo la sfuriata di Fonseca in seguito alla vittoria sulla Stella Rossa in Champions League. Questa l’opinione dell’ex dirigente:
“C’era una volta il Milan. Quello che una settimana fa perdeva 2-1 a Bergamo contro una grande Atalanta, ma dimostrava di poter competere con l’attuale capolista. Fonseca ha svegliato bruscamente il gruppo e lo ha riportato con i piedi per terra: la scintilla è stata la brutta prestazione in Champions. Leao aveva portato in vantaggio il Milan, che però pensava di avere vita facile e si era messo a passeggiare sul campo.
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Nel finale Abraham aveva segnato il 2-1, ma Fonseca ha comunque sbottato contro i propri giocatori, accusandoli di scarso rendimento: «Io lavoro tutti i giorni per fare bene. Non so se nella squadra tutti possono dire questo». Parole che hanno avuto l’effetto di una bomba. Accusa precisa alla società che non esiste quando si tratta di impartire disposizioni per mantenere la disciplina, alla squadra che non lo segue, allo spogliatoio che non è unito.

D’altra parte l’avvisaglia si era già avvertita in occasione del cooling-break in Lazio-Milan, quando Theo Hernandez e Leao si rifiutarono di andare in gruppo a sentire le raccomandazioni di Fonseca, senza che la società li punì. A questo poi fece seguito il gesto violento di Theo quando strappò dalle mani di un compagno il pallone per calciare il rigore in Fiorentina-Milan. Viene allora spontaneo pensare che al Milan il detto “prevenire è meglio che curare” non sia molto conosciuto.
Adesso il primo a essere punito dovrebbe essere l’allenatore, che dovrebbe sapere come questo tipo di esternazioni possano essere fatte soltanto all’interno dello spogliatoio. In pubblico servono soltanto a disunire un gruppo che non sarà più in sintonia con Fonseca anche se fingerà di esserlo. Sarà curioso vedere con quale formazione il Milan scenderà in campo domani contro il Genoa (pare che Hernandez partirà dalla panchina)”.
