La gestione della stagione e il nono posto in classifica ha fatto storcere il naso a più di qualcuno. L’ex Milan Giovanni Galli è intervenuto ai microfoni della Gazzetta dello Sport, dove ha ripercorso la sua carriera in rossonero spiegando la differenza con il Milan di oggi, una squadra a cui è rimasta la storia, la maglia, i tifosi, Milanello e San Siro. Per il resto è stato tutto cancellato dal fondo americano. Berlusconi, al contrario, era un Presidente riconoscibile e che pensava solo a far stare bene i suoi dipendenti. Queste le sue parole:
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Quando è arrivato al Milan: “Un salto notevole. Trovarmi in un calcio che non sapevo cosa fosse, giocare in un grande club ed essere al cospetto di Berlusconi. Ci fece capire subito le sue intenzioni. Tu dovevi solo giocare a calcio, al resto pensava la società. Tutti avevano un compito. Chiamavi e il problema era risolto. Oggi sono rimaste cinque cose: storia, maglia, tifosi, Milanello e San Siro. Per il resto, chi chiami? Un fondo americano? Una volta eravamo dipendenti di un’azienda che aveva un capo riconosciuto. Al giorno d’oggi i calciatori sono aziende a sé”.
Il ricordo più bello? Galli risponde: “Credo sia lo scudetto perché fu il primo di quella gestione. E anche la più grande “delusione”: non c’erano coppe o medaglie, finita la festa in campo e nello spogliatoio si tornava a casa, invece se alzavi la Coppa dei Campioni sapevi che stavi alzando un’icona. Se ricordo un giorno in cui è iniziata la storia? “La notte di Belgrado, il grande Milan nasce lì. Gli ottavi di finale con la Stella Rossa: perdiamo mezza squadra ma passiamo ai rigori. Senza quella vittoria non saremmo arrivati in finale con la Steaua”.
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