Primo appuntamento ufficiale per Ruben Amorim da allenatore del Milan. Il tecnico portoghese ha parlato ai giornalisti nella conferenza stampa di presentazione, aperta da un’introduzione di Gerry Cardinale, presente al suo fianco.
Gerry Cardinale introduce la conferenza: “Buon pomeriggio a tutti. Questa è una giornata molto importante. Avete visto quante cose sono cambiate nell’ultimo mese, l’obiettivo era rivedere la nostra organizzazione. Per la prima volta da quando sono proprietario ci saranno molte novità. Il primo punto è stato guardare al meglio sul ruolo dell’allenatore. Quando guardo all’élite del calcio vedo un rapporto incrociato tra allenatore, proprietà e management. Abbiamo fatto sei mesi di meeting concentrati in un mese, ho incontrato persone straordinarie. Vogliamo ricostruire, rivedere rafforzare questi rapporti. Il target è questo: vogliamo riportare il Milan al suo glorioso passato. Noi giochiamo per vincere. Questo deve essere il nostro stile: calcio offensivo, bello da vedere, un calcio eccitante. Vorrei creare questo. Dietro di me c’è tutto un team che sta lavorando a questo obiettivo. Abbiamo un team di grande profondità, è questa la parola giusta. Ho preso le mie migliori persone e le ho portate nella casa del Milan“.

Le parole di Amorim
Amorim sulle sensazioni avute in questi giorni: “Intanto mi scuso perché non parlerò in italiano, è una questione di rispetto verso la vostra cultura e imparerò il prima possibile. Per me è un onore essere qui, adoro Milanello, sento il calore della città. Milanello è semplicemente eccezionale. È un grande piacere essere qui“.
Riguardo al Milan del passato: “Cardinale ha detto che vogliamo fare un bel calcio, quindi niente pressioni. Il bel calcio è importante. Ricordo il Milan di Sacchi che rivoluzionò il gioco. Ricordo anche Capello e una squadra incredibile. Il passato del Milan è tutto l’insieme dei giocatori, i Van Basten e i Gullit. Ma quando si fa riferimento al Milan sono anche le persone che l’hanno fatto. Seguo il Milan da quando ero giovane, sono un grande fan anche delle mie squadre portoghesi. Ricordo la finale Milan-Benfica del 1990. Ora che sono qui sento la responsabilità. So che è un campionato dove è difficile vincere, ma noi siamo qui per vincere. Sarà una bella sfida“.
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Le parole su Ramos e se giocherà con Leao: “Non voglio parlare di singoli. Certo, sono giocatori forti. Voglio guardare al lavoro di squadra. Noi guardiamo un profilo, facciamo scouting, e chiaramente credo tantissimo in Ramos. L’avete visto con la Croazia, no? In Italia ci sono tante pressioni dei difensori e lui è uno che riesce a far gol nonostante quello. Guardatelo giocare, è uno che si mangia due, tre difensori alla volta. È stato un processo rapido, è quello che voglio cercare di fare qui: dare forza. Leao? È uno dei nostri giocatori con la G maiuscola. Ma sono felice di tutto il team. Lo dico in italiano: sono un allenatore felice”.
Se ha uno slogan per il Milan come per lo Sporting: “Ci sono frasi piene di significato, ma poi serve far corrispondere delle azioni concrete. Questa è sicuramente la sfida che cercavo. Posso dire questo: sono felice qui, sono felice quando provo a fare qualcosa. Quando cerco una nuova sfida. C’è fame di successo e di vincere“.
Seconda stella come obiettivo
Se l’obiettivo è la seconda stella: “Bisogna vincere più partite possibili, e certo che vogliamo vincere la seconda stella, anche se sappiamo che sarà dura. La sfida più grande? È difficile dirlo ora. Ma l’obiettivo numero uno è dominare, essere una squadra di dominio“.
Cosa l’ha convinta del Milan? E come vuole giocare a livello di modulo? “La prima cosa che ho pensato non è stata “perché è il Milan”, sono onesto, ma al primo colloquio mi sono detto “ok, è scattato qualcosa”. Ecco, il Milan mi ha offerto principi e valori che sposo. Modulo? Bisogna fare più gol, dobbiamo segnare“.

Il confronto
Se ha parlato con Fonseca e Conceicao: “Ho scambiato idee. Li conosco bene, anni fa eravamo rivali, quindi un rapporto c’era. Io però voglio fare le cose come le intendo io. Dopo le prime riunioni ho ricevuto tutte le risposte che volevo e, a livello di ambiente, mi sento molto a mio agio“.
Lei è il primo allenatore presentato da Gerry Cardinale. È un vantaggio, cosa ne pensa? E su Leao il Milan ha già deciso? “Non voglio parlare dei singoli, posso solo dirvi che sono felice del team. Gerry è qui con me per farci vedere quanto ci tiene. Certo, ci saranno anche pressioni. Mercato? Bisogna adeguarsi al mercato. Ognuno deve fare il proprio lavoro e il mio è valutare la squadra, poi tutti noi ne parliamo per definire la squadra migliore. Ripeto che sono contento della squadra che ho. Voglio vedere tutta la squadra, come gioca, come reagisce, se adorano il calcio e se vogliono stare qui“.
Se avrà un approccio alla Mourinho, portoghese che ha fatto la storia con l’Inter: “No, io sono completamente diverso. È chiaro che da lui ho imparato moltissimo, ma da allenatore non puoi copiare nessuno, devi essere te stesso. Ho tantissimo rispetto per Mou, penso di poterlo chiamare amico. Ma non aspettatevi che sia come Mourinho“.
Modric resterà?
Se Modric resterà e se hanno già parlato: “Modric è un giocatore che vogliamo assolutamente tenere, ci ho parlato due volte e, se serve, lo rifarò di nuovo. È un punto fondamentale. Magari non giocherà tutte le partite, ma su di lui contiamo. Anche il board ci ha parlato, spero di averlo, anche a breve”.
Sui tifosi: “So che può essere dura dal lato tifoso uscire da questo periodo. In questo momento devo convincere i tifosi, chiedo tempo di lavorare, non sistemeremo tutto in pochi giorni, ma posso promettere che darò il meglio di me, per il Milan. Si inizierà piano piano, lentamente. So di aver fatto errori nella mia carriera, tutti ne facciamo, ma l’idea di un percorso c’è. Anche sul come vogliamo giocare e che giocatori vogliamo avere“.
Come pensa di relazionarsi ai giocatori? Cosa vuole dare a livello umano?: “La cultura portoghese è legata al sentimento, al contatto. Io sono questo tipo di allenatore. Il mio contatto sarà sempre da vicino coi miei calciatori, sempre onesto ed equo. Così si ottiene la loro fiducia. È così che si rimarginano le piccole crepe. Mi piace il contatto umano. E poi serve anche la maniera più attraente possibile di giocare, e anche questo aiuterà“.
Quanto tempo si dà per vedere il suo gioco? “Spero possa vedersi qualcosa fin dall’inizio. Fin dalla prima partita bisognerà giocare in modo che l’impronta si possa vedere. È chiaro che non si può cambiare tutto in un colpo, ma a livello di gioco voglio partire in quinta“.
Sul peso che Pulisic avrà nel suo Milan: “Pulisic è un giocatore di grande grande talento. Si è fatto male al Mondiale, lo valuteremo, ma per il calcio qui in Italia è perfetto. Può fare la differenza. Ho idee molto chiare su come voglio vederlo in campo. Piede destro sul lato sinistro è l’ideale, o anche dall’altra parte“.

Alcuni giocatori rimarranno
Quanti acquisti servono per fare il suo gioco? “Ci sono giocatori che rimarranno con noi, come Chukwueze. Ci servono giocatori che facciano l’uno contro uno, come Saelemaekers. A sinistra potrebbe essere ancor più pericoloso. Abbiamo anche tanti giovani. Non idea di cosa accadrà, ma mi servono quei 5-6 giocatori che non erano in rosa e che troveremo in pre-stagione. Poco importa da dove arrivano, prima di guardare fuori dal club, guardiamo a chi c’è già“.
Avete una scadenza per la rosa completa?: “Il tema principale è averli il prima possibile, ma non si può fare tutto in pre stagione. Alcuni sono ancora al Mondiale, altri l’hanno appena finito e hanno bisogno di tempo per riposare“.
Che differenza c’è tra giocare per vincere e giocare per non perdere? “Posso dirvi il modo che voglio vedere io. Ho grande rispetto per Allegri e non voglio pensare a come giocava il suo Milan. Voglio giocare con la palla, recuperare palla velocemente, dominare sull’avversario, intrattenere i tifosi, un calcio bello da guadare. È chiaro che ogni allenatore ha le proprie idee, è normale“.
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