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Maldini rompe il silenzio: tutta la verità su cosa è successo in Nazionale

Paolo Maldini ha deciso di parlare dopo le sue dimissioni dalla Nazionale in una lunga intervista al Corriere della Sera.
L’ex capitano del Milan ha raccontato cosa è successo nelle ultime settimane e perché ha scelto di lasciare il suo ruolo.

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Come era iniziato tutto

Maldini ha spiegato che era stato contattato da Malagò prima delle elezioni per la presidenza della Figc.
L’idea era quella di lavorare insieme per provare a cambiare il calcio italiano.

Mi ha chiamato a Pasqua, dicendo: c’è la possibilità che io diventi presidente della Figc; tu sei la persona che vorrei avere con me. Io gli ho dato la mia disponibilità. Nel calcio per me esistono solo due cose: il Milan e la Nazionale. Poi non l’ho più sentito. Il giorno prima delle elezioni, Malagò richiama: domani si vota, ci sono buone possibilità, ti vorrei a bordo. Rispondo: parliamone”.

Alla fine Maldini aveva accettato di entrare nel progetto come presidente del Club Italia.
Insieme a Leonardo aveva anche pensato a una nuova direzione tecnica.

Mi ha chiesto di diventare presidente del Club Italia. Non si trattava solo di rilanciare la Nazionale. C’era da rifondare il calcio italiano”.

Il sogno Guardiola

Per la panchina della Nazionale, il primo grande nome era Pep Guardiola.
Maldini ha raccontato di aver incontrato l’allenatore a Barcellona e di aver parlato con lui per un’intera giornata.

È l’allenatore che più incarna il gioco tecnico e offensivo. Attraverso qualche amico aveva manifestato l’idea di allenare una Nazionale. Siamo andati a trovarlo a Barcellona, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato per un’intera giornata. Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli…”.

Alla fine Guardiola ha però deciso di non accettare. Maldini ha spiegato che il motivo era soprattutto la stanchezza dopo tanti anni di lavoro.

Per stanchezza. Guardiola viene da dieci anni massacranti in Premier. Si è operato alla schiena. Vuole riposarsi. Ma è stata una discussione molto seria, abbiamo studiato le rose, dagli under 17 in su… Così siamo andati su Andrea. Malagò sapeva tutto, l’abbiamo informato passo dopo passo”.

Maldini ha anche smentito le voci sui 20 milioni di euro di stipendio.

Assolutamente no. I soldi non sono mai stati un tema. Pep ci ha detto chiaramente: datemi un euro in meno di quello che prendeva l’ultimo ct, e io sono a posto”.

La scelta di Pirlo

Dopo il no di Guardiola, Maldini e Leonardo avevano scelto Andrea Pirlo.
L’idea era quella di puntare su un allenatore giovane, ma con una grande esperienza alle spalle.

Noi volevamo un allenatore giovane, che sposasse il progetto e avesse una carriera di alto livello. Tecnicamente quando parlo con Pirlo lo trovo preparatissimo. Accompagnato e sostenuto da un direttore tecnico e da un advisor, sarebbe stato l’allenatore ideale”.

La situazione, però, si è complicata per il precedente accordo di Pirlo con una società di scommesse russa.

Questa cosa ha sicuramente contato. Noi non la sapevamo. L’opinione pubblica ha fatto il suo lavoro. Ma non c’era nulla sul piano giuridico che avrebbe potuto impedire ad Andrea di fare l’allenatore della Nazionale”.

Secondo Maldini, però, quella situazione è stata usata per non arrivare alla scelta di Pirlo.

Di sicuro lo si è cavalcato in modo assolutamente esagerato. Pirlo era disposto a chiudere i rapporti con la Bet company russa. È una persona correttissima, non meritava questo clamore. Hanno tirato fuori il codice etico, il decreto dignità. Ma se ci fosse stata la reale volontà di farlo firmare come ct, non ci sarebbero stati ostacoli legali”.

Il cambio delle regole

Maldini ha poi spiegato che c’erano anche altri nomi, come De Rossi e Grosso, ma che non potevano essere scelti.

Daniele De Rossi e Fabio Grosso. Tre campioni del mondo. Ma il presidente ci ha detto che in base agli accordi che l’hanno portato all’elezione, con l’appoggio di tutti i club tranne la Lazio, non potevamo toccare gli allenatori delle squadre di serie A. Quindi De Rossi e Grosso erano esclusi”.

Poi sarebbe arrivata la telefonata che ha cambiato tutto.

Ha telefonato a me e a Leonardo per dire: ‘Secondo me Pirlo non si può più prendere. Da oggi l’allenatore lo decido io. Da oggi cambiano le regole: io decido il ct e voi avallate’. Ma se ho una mansione, se ho una responsabilità, e intendo esercitarle, questo è un discorso inaccettabile. Ci siamo presi 24 ore e abbiamo presentato le nostre dimissioni, su un contratto che doveva ancora partire. Non so se questo è essere intransigente e presuntuoso. Io sono abituato in un’altra maniera. Non c’erano più le condizioni di fiducia per svolgere un lavoro che è enorme, ma allo stesso tempo esaltante”.

Il progetto di Maldini

Maldini ha spiegato che il suo progetto non riguardava soltanto la Nazionale maggiore.
L’idea era quella di cambiare il modo di lavorare, puntare sui giovani e seguire meglio tutte le squadre azzurre.

un cambiamento radicale. Metodologie di lavoro completamente diverse, più offensive. Formazione di nuovi talenti. Sostegno a tutta la filiera delle Under. Sarei diventato presidente del Club Italia, che è fatto da diciannove squadre: le giovanili, le femminili, il beach soccer, il Futsal…”.

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