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Matri confessa: “Quel gol contro il Milan è stato il più bello”

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Alessandro Matri ha parlato di alcuni momenti della sua carriera da calciatore: dal rapporto con Antonio Conte a quello con Max Allegri, passando per la rete contro il Milan nella sfida del “gol fantasma” di Muntari. Queste le sue parole:

Sugli allenamenti di Conte che lo hanno fatto svenire:

“Mai vissuto un’esperienza così: tournée Usa, 100% di umidità, 40 gradi e noi ancora col jet lag. Conte ci mandò subito in campo, un po’ ho retto ma avevo i battiti sopra i 200 e mi fermai con i brividi. Antonio mi prese in giro: “Mi avevano detto che avevi gli attributi…”. Col tempo mi sono abituato: Vidal e Marchisio reggevano meglio di tutti, io e Toni chiudevamo il gruppo. Come metodi anche Gasperini era tosto, ma prima e dopo Philadelphia non sono mai svenuto”.

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Alessandro Matri
Alessandro Matri

Su Allegri:

“A Cagliari il primo anno giocavo sempre 20’. A Lecce mi fece entrare con Lazzari nel finale quando eravamo già sotto per 2-0 e nel post partita se la prese con noi due per la sconfitta. Chiesi lumi a Landucci, il suo vice, che mi rispose: “Fa così perché vi vuole bene”. Alla Juventus ci rimasi male quando mi mandò in tribuna in finale di Champions: avevo appena segnato in finale di Coppa Italia, pensavo di andare almeno in panchina. Invece io e Pepe restammo fuori e ci consolammo bevendo e mangiando. Un giorno forse Max mi spiegherà…”.

Sul gol più importante della sua carriera:

“La rete alla Lazio nella finale di Coppa Italia 2015. Venivo da due annate non positive, fu gratificante anche perché Andrea Agnelli mi raccontò che suo padre avrebbe tanto voluto vincere il trofeo della stella. Però la più bella fu quella al Milan nel match del gol-non gol di Muntari: feci l’1-1 al volo, marcatissimo da Thiago Silva, dopo che mi avevano annullato una rete. Gol bello e importante per il titolo. Il momento più difficile fu l’addio al Milan: mi caricai di aspettative, la stagione partì male e io ho avuto un calo di autostima. Dopo 6 mesi chiesi a Galliani di andare via: capii che non ero pronto”.

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