“Basta scuse. Ultima chiamata”. Così recitava lo striscione della Curva Sud prima del match tra il Milan e il Venezia. Nessuna contestazione. Messe da parte le delusioni di questo inizio di stagione, i veleni e il chiacchiericcio sull’atteggiamento di alcuni calciatori e le scelte societarie. Dopo appena due punti in tre partite e alla vigilia di una settimana cruciale, ma è già da dentro o fuori, il cuore pulsante del tifo rossonero ha chiamato a raccolta il popolo milanista.
Tutti fuori San Siro per far arrivare l’urlo di una passione viscerale verso questa squadra. Un grido, forse l’ultimo, prima di un trittico che vale una stagione. Sembra assurdo scrivere questo a metà settembre ma Venezia, Liverpool e Inter in una settimana sono traducibili in qualcosa molto vicino all’ultima spiaggia. Il messaggio è chiaro. L’amore non è cieco e incondizionato.
La prima risposta è stata entusiasmante. La pratica Venezia liquidata in 26 minuti. Quattro gol realizzati nel primo tempo non si vedevano a San Siro da un Milan – Cagliari (4-1) nell’anno dell’ultimo scudetto. Nulla da dire sull’atteggiamento di squadra, l’approccio alla partita, la voglia di aiutarsi in campo. Devastanti Theo e Leao sulla sinistra, efficace l’intuizione di invertire Luftus e Reijnders con l’arretramento dell’ex Chelsea e l’avanzamento del calciatore olandese. Tutto molto bello ma già nell’immediato post partita ha iniziato ad aleggiare il timore che il successo contro i ragazzi di De Francesco, per come è avvenuto, potesse essere il peggior antipasto a Liverpool e derby.
Il Venezia è squadra dalla modesta cifra tecnica e nonostante questo il Milan ha lasciato ai lagunari discreta facilità nell’uscire dalla prima pressione. Pur non impensierendo mai Maignan, nel primo tempo, il Milan ha dato l’impressione di potersi far male da solo lasciando agli avversari una discreta facilità nell’entrare in area. Ancora difficoltà di lettura e di copertura nei cambi di fronte di gioco. Centrocampo spesso in affanno con Fofana che correva per quattro e Loftus molto macchinoso nell’adattamento al ruolo.
Ha del “già visto” il gol del Venezia, giustamente annullato, con difesa mal posizionata e schiacciata in area. Se sabato è stato un modo per nascondere la polvere sotto il tappeto o se preferite un divertentissimo abbaglio o come in molti auspicano, la svolta della stagione, lo capiremo già da domani sera.
Il debutto nella nuova Champions contro il Liverpool inizierà a fornire le vere risposte. Con il dovuto rispetto nei confronti del Venezia ma quella di sabato, per dimensioni di risultato e atteggiamento, si avvicina molto più ad un allenamento. C’è nell’aria la stessa sicumera post settimana di allenamento che ti porta a dichiarare: “La strada è quella giusta. Ci sono riuscite tutte le cose studiate”. Le vittorie creano autostima e aiutano però visto il recente passato, archivierei subito la prestazione di sabato per non obbligare qualcuno a sostenere: “Strano, ci era riuscito tutto bene e siamo stati brillanti. E poi …”.
Con quel “E poi…”, manco a dirlo, nei panni dell’insolito pseudonimo di Liverpool e Inter.
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