In casa Milan, l’atmosfera è elettrica, e non per l’accensione delle luci di San Siro. Tra polemiche sul cooling break e società, prestazioni altalenanti e un mercato che ha spaccato a metà il popolo rossonero, la squadra sembra essere finita nell’occhio del ciclone mediatico. Ma non disperate, il giorno del riscatto è dietro l’angolo. Dopo la sosta per le nazionali, il Diavolo sarà chiamato a una settimana non esattamente di relax: una vittoria ipotetica in Champions contro il Liverpool e nel derby contro l’Inter potrebbe finalmente, forse, placare le acque agitate di Milanello. Nel tornado è finito anche Luca Diddi, match analyst professionista, allenatore pro UEFA A ed esperto calcistico, ha deciso di buttare benzina sul fuoco rilasciando un’esclusiva a AllMilan.it, commentando quelli che sono alcuni fra le tematiche più scottanti del momento.
1. “Compattezza” e “Milan” sembrano un binomio, fino adesso, improbabile per i rossoneri. Un esempio lo troviamo nella dichiarazione nel post partita di Yunus Musah nella partita contro il Parma: “A volte avevo il dubbio se andare a pressare o rimanere indietro”. A cosa è dovuta la sua confusione e quali potrebbero essere le soluzioni alle sue mancanze di letture a centrocampo?
“Le dichiarazioni di Musah non fanno che aumentare la confusione intorno al Milan. La squadra appare disunita, con reparti distanti e una mancanza di coordinazione, specialmente in attacco. L’episodio del gol del Parma ne è un esempio: il ritardo del portoghese nella prima pressione ha innescato l’azione dell’1-0. Se la squadra non collabora compatta nella fase di non possesso, diventa difficile sostenere l’intero sistema difensivo, che deve partire proprio dagli attaccanti. Musah ha evidenziato un grave problema tattico nel Milan: la mancanza di una pressione collettiva. Quando gli attaccanti e trequartisti non pressano correttamente, i centrocampisti si trovano in difficoltà, incerti se avanzare o coprire la propria zona.“
“Questo disordine ha reso la fase difensiva del Milan nelle prime partite facile da leggere, con marcature preventive inesistenti e una difesa troppo individualista. A peggiorare la situazione, il comportamento di giocatori chiave come Theo e Leao, evidenziato durante il cooling break, ha mostrato una confusione mentale che la società ha mal gestito, dando un pessimo esempio anche ai più piccoli. Il vero nodo da sciogliere è capire se Fonseca riuscirà a inculcare soluzioni tattiche efficaci nella testa dei suoi uomini.”
2. Rafael Leao è il giocatore che più di tutti divide e fa discutere il popolo rossonero. C’è chi lo ama, chi lo detesta e chi proprio non lo capisce. Secondo il tuo punto di vista, il Milan ha scelto la strategia migliore tenendosi stretto il portoghese oppure sarebbe stato più corretto puntare su un altro tipo di giocatore? Se sì, quale?
“Leao è indubbiamente un giocatore di grande talento fisico e tecnico, ma con limiti evidenti sotto il profilo tattico e mentale. Nonostante l’età e l’esperienza maturata, sembra non aver ancora compiuto quel salto di qualità necessario per diventare un vero leader in campo. La sua indolenza e mancanza di incisività nella fase di non possesso sono segnali preoccupanti, specialmente per un giocatore che indossa la maglia numero 10 del Milan e ha già avuto l’onore di portare la fascia di capitano in alcune partite. A questo livello, non basta più la giocata individuale o lo strappo improvviso: serve continuità, impegno su entrambe le fasi di gioco e la capacità di trascinare la squadra nei momenti difficili. Leao, invece, fatica ancora a fare la differenza quando conta davvero e non è, al momento, un vero uomo squadra.“
“Se il Milan dovesse ricevere un’offerta importante per lui”, continua Diddi, “Varrebbe la pena considerarla seriamente. Nonostante la sua popolarità e il suo talento indiscusso, Leao non sembra ancora in grado di essere il giocatore su cui costruire il futuro del Milan. Le sue mancanze, evidenziate anche in momenti chiave come il cooling break, e la sua poca precisione sotto porta confermano che, a questo punto della sua carriera, il club potrebbe trarre beneficio da un cambiamento.“
3. Mantenendo il focus sul numero 10 rossonero, credi che la società avrebbe potuto pensare di monetizzare sulla sua stella portoghese in cambio di ottenere più omogeneità, investendo nei reparti più lacunosi come, ad esempio, il ruolo di vice Theo, il centrale e la punta, provando ad acquistare il grande obiettivo dell’estate Joshua Zirkzee? Pensi che personalità come l’olandese avrebbero rassicurato l’equilibrio generale della squadra?
“Avevo già suggerito tempo fa che cedere Leao potesse essere una mossa strategica vantaggiosa per il Milan. Al posto suo, il club avrebbe potuto investire in giocatori come Zirkzee o Morata. Sebbene Zirkzee sia più giovane, Morata offre esperienza e sacrificio, caratteristiche preziose. Con un’offerta di 100 milioni per Leao, il Milan avrebbe potuto acquistare Nico Williams, la cui clausola di 58 milioni, e Calafiori, un difensore versatile che potrebbe sostituire Theo Hernandez. Questo tipo di investimento avrebbe potuto rinforzare significativamente la squadra. Leao, che non ha dimostrato di essere un vero leader e spesso appare sopravvalutato, non sembra essere il giocatore su cui costruire il futuro del Milan. La sua cessione avrebbe potuto aprire a scenari più promettenti per una ricostruzione mirata, con giocatori più funzionali e consapevoli del loro ruolo, evitando la situazione attuale in cui la squadra sembra essere in cerca di un’identità.”

4. Pavlovic, Morata, Emerson Royal, Fofana e Abraham. Questi i nuovi innesti del Milan. Chi si adegua meglio alla tattica adottata dall’allenatore, conoscendo il consueto schema 4-2-3-1 fonsechiano?
“Tra i nuovi acquisti del Milan, Pavlovic emerge come un affare di grande valore. Nel 2022, avevo segnalato il difensore del Monaco come un talento da tenere d’occhio. All’epoca, il Monaco lo valutava solo 4 milioni, ma il Milan ha fatto bene a investire i 25 milioni necessari per acquistarlo. Pavlovic è un giocatore dotato di grande personalità, forza e carisma. Dimostra di essere un acquisto top che potrà fare la differenza in difesa.“
“Anche Abraham rappresenta una scelta strategica eccellente per l’attacco del Milan. Ad inizio luglio avevo suggerito di puntare su di lui, accanto a Morata. Abraham è un attaccante completo e sottovalutato, che ha dimostrato il suo valore con 30 gol in 60 partite nel suo primo anno con Mourinho. Non mi sorprenderebbe se alla fine segnasse più gol di Morata. L’inglese, con la sua presenza e le sue qualità, ha il potenziale per dare un contributo significativo al club.”
5. 3 settembre 2022. Da questa data sono passati due anni, periodo nel quale i rossoneri non hanno più festeggiato la vittoria nel derby. I nerazzurri sembrano muoversi in simbiosi in campo e, malgrado l’approccio sia il medesimo nella maggior parte degli incontri, riescono sempre a mettere in difficoltà il Milan, squadra che pecca di leggibilità. A livello tattico, quindi, quali sono gli evidenti problemi del Diavolo nell’affrontare la squadra di Simone Inzaghi?
“Il derby è una partita unica e imprevedibile, ma la sfida principale per il Milan è affrontarlo con una mentalità ancora da sistemare. Al momento, il problema più grande è la mancanza di coesione e di fiducia nei confronti dell’allenatore, Fonseca. Se i giocatori non percepiscono l’allenatore come un leader, la situazione può diventare critica, indipendentemente dagli schemi tattici. In queste due settimane, è essenziale che Fonseca lavori sulla compattezza e sull’equilibrio del gruppo, oltre che sulla tattica.
La squadra deve trovare la giusta mentalità per affrontare un derby che, con l’Inter motivata come una squadra campione, rischia di esaltare le debolezze del Milan. Senza autostima e senza un’adeguata preparazione mentale, il Milan potrebbe crollare alla prima difficoltà. Il derby rappresenta un passaggio cruciale per la stagione e per la posizione di Fonseca, quindi è fondamentale che il Milan si presenti pronto a lottare e a superare le proprie incertezze.”
6. Un giocatore che si sta prendendo la gestione della squadra è Tijjani Reijnders che, in coppia con Fofana, rappresenta il cuore titolare del centrocampo. Un altro è Alexis Saelemaekers. Era, Alexis Saelemaekers. Il belga stava dando segnali positivi e sembrava essere una valida alternativa a Chukwueze o a Pulisic. Dal tuo punto di vista, il Milan avrebbe potuto sfruttarlo? O lo scambio con Abraham è stata la soluzione più corretta? Cosa può dare Abraham a questa squadra?
“Tijjani Reijnders si è dimostrato un acquisto di grande valore per il Milan, con un potenziale che potrebbe essere ulteriormente sfruttato se venisse impiegato più avanzato, come mezzala. Insieme a Pavlovic e Pulisic, rappresenta uno dei migliori investimenti recenti del club. Tuttavia, la decisione di cedere Saelemaekers è stata alquanto discutibile. Il belga era un giocatore assolutamente fondamentale, capace di garantire equilibrio e versatilità in campo, contribuendo sia in fase offensiva che difensiva. La sua partenza lascia un vuoto significativo che sarà difficile da colmare. Nonostante il valore di Abraham, avrei preferito che il Milan non avesse sacrificato Saelemaekers. Questo giocatore era essenziale per mantenere l’equilibrio della squadra e per supportare Leao nel suo ruolo. La sua assenza ora costringe il Milan a trovare nuovi modi per ristabilire l’armonia in campo. La squadra sembra attualmente in difficoltà. Per evitare il crollo, il Milan deve ricostruire le sue fondamenta.
Seguici anche sui nostri profili Instagram, Facebook, Tik Tok, YouTube e X
