I prossimi otto giorni diranno tanto della stagione del Milan. La sfida di stasera con il Venezia rappresenta già uno snodo cruciale. Il precampionato, dove i rossoneri avevano mostrato idee di calcio chiare e una discreta forma fisica, sembra purtroppo un lontano ricordo. Torniamo un po’ indietro nel tempo. Quando alla fine della scorsa stagione la società aveva scelto di non confermare Stefano Pioli, moltissimi tifosi, incluso il sottoscritto, erano d’accordo con la scelta della dirigenza.
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I risultati del tecnico di Parma sono sotto gli occhi di tutti. Ritorno in Champions League dopo sette anni di astinenza, scudetto vinto dopo 11 anni di digiuno e ritorno in semifinale di Champions per la prima volta dal 2007. Eppure durante il ciclo di Pioli avevo sempre avuto una sensazione, cioè che la squadra, specialmente negli ultimi due anni, non fosse riuscita ad esprimere tutto il suo potenziale.
Pensiamo alla gestione di De Ketelaere, oggetto misterioso in rossonero e talento cristallino all’Atalanta. Oppure a Brahim Diaz, che sotto la guida di Ancelotti al Real Madrid è diventato l’esterno destro di qualità che tanto è mancato al Milan, soprattutto prima dell’arrivo di Christian Pulisic. Ci sarebbero anche i casi di Saelemaekers o di Maldini, a cui è bastato giocare con regolarità per dimostrare il proprio talento. E sono convinto che anche Pobega e Adli sorprenderanno molte persone a Bologna e Firenze.

Per riassumere il concetto con una metafora automobilistica, ho sempre pensato che durante la gestione Pioli i rossoneri fossero una supercar guidata come una affidabile utilitaria. L’aspetto forse più interessante è che la stampa e i tifosi avversari hanno sempre sostenuto il contrario. Ricordate durante le prime due stagioni di Pioli, quando si parlava del Milan dei miracolati, della squadra che vinceva solo perché le partite si giocavano a porte chiuse, o per la preparazione fisica post lockdown o per i tanti rigori a favore? Eppure quella squadra aveva un quartetto a centrocampo composto da Bennacer, Tonali, Kessie e Calhanoglu. Aveva Ibra in attacco (prima del crollo fisico), Dalot come alternativa sulle fasce, oltre ovviamente a Theo, Leao, Tomori e altri giocatori di livello assoluto. Era sicuramente una squadra molto giovane, ma di talento ce n’era in abbondanza.
Insomma, ho sempre pensato che nonostante gli ottimi risultati di questi anni, si potesse persino fare qualcosa in più. Proprio per questo motivo ero fiducioso che Fonseca potesse avere un buon impatto sul mondo rossonero. Il portoghese è un allenatore sulla carta normale, del livello di Pioli. Quindi mi sembrava lecito aspettarsi un rendimento simile al suo predecessore. Ovviamente adesso qualche dubbio sorge: e se i tifosi avversari avevano ragione? Il Milan era davvero una Fiat che per qualche anno, grazie al mister e ad un ambiente capace di creare un’atmosfera magica attorno alla squadra, ha reso come una Ferrari?
Continuo a non pensarla così, altrimenti non si spiegherebbe l’ottimo rendimento dei nostri calciatori in nazionale o appena si trasferiscono nelle altre squadre. Tuttavia il Milan che si è visto nelle prime tre giornate è tutto tranne che una Ferrari. Dunque speriamo che stasera avvenga il primo vero cambio di marcia!
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