La vittoria per 3-0 contro l’Hellas Verona porta tre punti importanti in classifica, ma non cancella le fragilità strutturali del Milan. È questo il senso dell’analisi firmata da Franco Ordine sulle colonne del Corriere dello Sport in edicola stamattina, un commento lucido che va oltre il risultato e mette sotto la lente le difficoltà con cui Massimiliano Allegri è costretto a convivere.
Ordine parte dalla “famosa panchina” a disposizione del tecnico rossonero, tema ricorrente di questa stagione. Contro il Verona, complice il ginocchio gonfio di Gabbia, le alternative difensive erano ridotte al minimo: l’unica soluzione era Odogu, classe 2006, all’esordio in Serie A e con appena un paio di presenze in Milan Futuro. Una situazione che, secondo il giornalista, non può bastare per affrontare con serenità una stagione ad alto livello.
Lo sguardo si sposta poi sull’attacco, reparto ancora più in emergenza. Allegri si è ritrovato senza attaccanti di ruolo a bordo campo: Leao è fuori dall’8 dicembre, Gimenez è fermo dopo l’operazione alla caviglia, mentre Fullkrug — pur già in orbita Milan — sarà realmente disponibile solo dal prossimo impegno di Cagliari e con un rendimento ancora tutto da decifrare dopo il poco spazio trovato in Premier League.
In questo contesto complicato, Christian Pulisic resta l’assicurazione sulla vita del Milan. Anche se alle prese con un problema al flessore che ne limita la corsa e lo scatto, “Capitan America” continua a essere una sentenza sotto porta. Ordine sottolinea come, persino in condizioni precarie, lo statunitense riesca a incidere, come dimostrato dal gol segnato su palla inattiva allo scadere del primo tempo contro il Verona. I numeri parlano chiaro: 10 reti stagionali, considerando anche un rigore sbagliato a Torino e un gol regolare annullato contro il Sassuolo.
Su Nkunku
Infine, il focus su Christopher Nkunku. La doppietta contro il Verona può rappresentare una spinta importante sul piano dell’autostima, ma per Ordine non basta a risolvere il problema offensivo alla radice. Allegri potrebbe aver trovato una soluzione parziale, non definitiva. Perché la vera arma in più del Milan resta una sola: il recupero pieno, fisico e mentale, di Rafael Leao.
Il successo di San Siro è dunque un passo avanti, ma non un punto di arrivo. Il Milan vince, convince a tratti, e continua a camminare su un equilibrio sottile tra emergenze, individualità decisive e la speranza di ritrovare presto tutti i suoi uomini chiave.
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