In questi ultimi giorni la narrazione riguardante il destino e il futuro del Milan sta assumendo contorni sempre più densi e per certi versi surreali. Oserei definirli quasi mitologici. Vi starete chiedendo il nesso tra calcio e mitologia. Il giuoco del football è un archivio sacro di racconti, di storie, di intrecci che spesso vanno a sovrapporsi con il presente. O addirittura li si rievoca per provare a scrivere il futuro.
La stagione fallimentare, il ripristino dell’OUT nei confronti di Stefano Pioli tramutatosi in un NO in chiave moderna in faccia a tecnici come Lopetegui, Fonseca, Van Bommel. Humus fertile dal quale far fiorire la storia gloriosa. Step successivo affidarla nelle mani sagge e solide di un Conte, non per nobile discendenza bensì di cognome. Di nome fa Antonio e in dote un curriculum vincente. Tralascio la legittima percezione del fallimento ma se il punto di riferimento è il passato, arrivare da otto anni di anonimato e mediocrità agli ultimi quattro di due secondi posti, semifinale di Champions e scudetto, personalmente un ripasso al vocabolario dei sinonimi e contrari lo farei.
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Sono il primo a considerare questo momento storico come propizio per un definitivo salto di qualità ma gli isterismi, petizioni, proteste degli ultimi giorni possono rivelarsi un boomerang. Sentenziare sulla base di voci, se pur autorevoli, ma pur sempre tali, potrebbe essere rischioso. La notizia è altra materia. Altrettanto rischioso sarebbe da parte di una proprietà e di una dirigenza, davanti ad una propria decisione tecnica ponderata e studiata, non condivisibile quanto vogliamo, tornare sui propri passi “intimoriti ” dalle proteste della fan base. Non sarebbero situazioni da grande società qual é il Milan e non sarebbe garanzia di un futuro programmatico degno di questo club.
Ricordate il mito di Orfeo ed Euridice? Il giovane Orfeo (il Milan e tutti i suoi tifosi) ama alla follia Euridice (la storia gloriosa). Un serpente, o se preferite un biscione (immagine non casuale visti i tempi), morde e avvelena la bella Euridice condannandola a sprofondare nell’oltretomba. Orfeo, poeta e cantore di grande talento, distrutto dal dolore, decide di scendere agli inferi e incantare tutti con la musica melodiosa prodotta dalla sua lira. Solo così avrebbe riportato la sua Euridice a risplendere nella luce della vita reale.
Sembra il racconto della storia recente del Milan. Dopo l’ultima Champions (2007) e lo scudetto del 2011, inizia la discesa negli inferi del calcio. Via i big, mercati al risparmio, finti cinesi dalla credenza vuota in casa a capo del club, rischio fallimento. Naturale conseguenza di un percorso sportivo mediocre. Poi pian piano la risalita dagli inferi grazie al canto di giovani scommesse diventati big, il lavoro di un allenatore che nel tempo si è fatto amare e una società che ha ristabilito la degna solidità.
Adesso è l’ora decisiva. Il Milan e i suoi tifosi come Orfeo sono riusciti con lavoro, programmazione e sacrificio a commuovere i vari “Ade, Persefone e tutte le anime presenti negli Inferi” a far risalire la storia del club (Euridice) verso la luce. La promessa deve essere la stessa. Fidarsi e guardare avanti senza farsi prendere dalla voglia di voltarsi indietro. Il rischio e la posta in palio sarebbero altissime. La voglia e forse l’ossessione da grandeur potrebbe giocare brutti scherzi.
Orfeo non resistette e non mantenne fede alla promessa girandosi per guardare la sua amata. La condannò così agli inferi per sempre. Per il Milan la strada è segnata. Non è e non sarà semplice come non lo è mai stata. Adesso guardarsi indietro, farsi influenzare dell’emotività e dalla passione, non aver fiducia nel percorso intrapreso soli quattro anni fa sarebbe scioccamente deleterio. A chi gioverebbe?
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