Dopo la sua avventura come direttore sportivo al Milan, durata per ben cinque anni, Paolo Maldini aveva deciso di rilanciarsi con la Nazionale italiana. Tre anni dopo dal suo addio in rossonero, infatti, Maldini è tornato al centro del calcio italiano. L’11 luglio 2026 la FIGC lo ha nominato direttore tecnico e presidente degli azzurri, affiancandogli Leonardo come advisor. L’obiettivo era costruire un nuovo progetto tecnico per il calcio italiano, dalle Nazionali giovanili fino alla maggiore, con lo sguardo rivolto al 2030.
L’avventura, però, è durata appena due settimane. Il 27 luglio Maldini e Leonardo hanno rassegnato le dimissioni dopo il fallimento del progetto che avrebbe dovuto portare Andrea Pirlo sulla panchina azzurra. Nella sua lunga intervista ai microfoni del Corriere della Sera, Paolo Maldini non ha detto la sua solo sulle dimissioni. Di seguito le sue parole:
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“Berlusconi è stato un modello di gestione. Ha vinto tutto spendendo meno di altri club che hanno gettato miliardi prima di vincere. Penso a squadre straniere, dal Chelsea al Psg. Il Milan di Berlusconi andrebbe studiato. Ha insegnato che la struttura dell’azienda in cui lavori è fondamentale, che è importante il rispetto del ruolo: chi doveva decidere decideva, e poi veniva giudicato per quello. Mi pare che non si usi più. La base di qualsiasi contratto di lavoro è prendersi le proprie responsabilità.
Se sbaglio, sbaglio con le mie idee. Ma Berlusconi non cambiò soltanto la gestione, anche la cultura. Ogni giorno a Milanello arrivava qualcuno a insegnarci qualcosa. Eravamo sfiniti dagli allenamenti di Sacchi, e veniva uno a insegnarci l’inglese, un altro l’alimentazione, un altro la storia dello sport. All’inizio eravamo perplessi. Poi abbiamo capito che era importante. Oggi non puoi competere a livello internazionale se non cresci sotto ogni aspetto”
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