Sabato sera, all’Olimpico di Torino, la sfida contro Lazio assomiglia sinistramente all’immagine di un’ultima spiaggia. Fa effetto dirlo a fine agosto e dopo appena tre giornate, ma il calcio non conosce il significato della parola tempo, tantomeno quello di pazienza. Non significa che in caso di sconfitta ci saranno ribaltoni, ma i problemi inizierebbero a pesare sulle spalle della squadra e della guida tecnica. Il Milan non partiva così male dal 2011-2012, quando ottenne appena un punto nelle prime due gare. Gli avversari, però, erano Lazio e Napoli. Questa volta si tratta di Torino e Parma. Giudicando solo i 180′ passati, sembra un’impresa quasi impossibile vedere una versione migliore del Diavolo, specialmente in trasferta e di fronte a una big del nostro calcio. Spesso, però, il Milan è rinato nei momenti più difficili, vincendo le sfide più proibitive.
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Lo ha detto anche Fonseca. La motivazione aumenta quando si affrontano squadre forti. Questo, però, dovrebbe valere per ogni allacciata di scarpe. Solo così si vincono i campionati, scrivendo la storia. Allora, occorre cambiare marcia, farlo subito e iniziare a tutti gli effetti una stagione che, nelle previsioni, poteva essere vincente e ricca di soddisfazioni. Specialmente dopo quello che si è visto in terra americana.
Gli occhi dei tifosi, tuttavia, sono ancora distratti dalle istantanee delle partite contro Torino e Parma. Al Tardini il Diavolo è stato dominato e, a tratti, umiliato. Zlatan Ibrahimovic, voce e tramite tra dirigenza e squadra, lo ha fatto notare ai suoi ex compagni. Al termine del match, infatti, secondo quando riporta la Gazzetta dello Sport, è sceso negli spogliatoi per avere un confronto con il gruppo. Niente urla, solo parole dure e decise, volte a trasmettere grinta e infondere fiducia.
In sostanza, il succo del discorso di Ibra, ha rimarcato l’importanza di trovare le giuste motivazioni. La qualità c’è, i giocatori anche. Quello che manca è un focus comune. Parole che, si spera, abbiano fatto breccia nei giocatori.
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