Alexandre Pato, ex attaccante del Milan, ha rilasciato una lunga intervista in cui ha rivelato molti retroscena della sua esperienza in rossonero. La storia dell’ex baby prodigio ai rossoneri è estremamente complicata. Pato arriva a Milanello nel 2007 ad appena sedici anni per circa 24 milioni di euro. Un investimento importante per il Diavolo che in lui vedeva un futuro campione. Alla sua prima stagione in Serie A, il talento brasiliano va a segno ben nove volte, che diventano 18 la stagione successiva.
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La sua carriera verrà bruscamente frenata dagli infortuni che segneranno in maniera indelebile la sua esperienza al Milan, fino all’addio nel gennaio del 2013, quando Pato tornerà in Brasile. L’ex numero 7 rossonero si è raccontato ai microfoni di Gianluca Gazzoli, host del celebre podcast The BSMT. Nonostante i tanti infortuni, i numeri di Pato con la maglia del Milan sono estremamente positivi: in Serie A ha raccolto 117 presenze, collezionando 51 gol e 16 assist. Nel 2011 con le sue 14 marcature, contribuì alla conquista dello scudetto, anche con un gol nel derby decisivo, contro l’Inter allenata da Leonardo. Queste le parole di Alexandre Pato ai microfoni di The BSMT:
Sul ritorno a Milano in occasione della festa per i 125 anni del Milan: “Sono tornato a Milano dopo oltre 11 anni e ho ricevuto tantissimo affetto e cerco sempre di restituire tutto l’amore che ricevo. Ho fatto ritorno anche a Milanello, alcune cose sono cambiate, ma mi oriento ancora bene, è stato bello rivedere alcune persone che lavorano ancora a Milanello e che c’erano già quando mi allenavo io. Ricordo che con Emerson (il Puma) facevamo le gare di velocità per vedere chi arrivava prima al centro sportivo e puntualmente il giorno dopo arrivava la telefonata di Galliani. Alla festa dei 125 anni del club, quando sono entrato in campo mi veniva da piangere. I tifosi sono fantastici. Era da 12 anni che non venivo a San Siro”.
Sugli infortuni: “Mi ricordo il primo infortunio, la sensazione fu quella di essere colpito da un cecchino. Poi sono arrivati tutti gli altri. In quel periodo non ho avuto modo di lavorare bene sul mio fisico. Ho giocato quando non ero in condizione. A un certo punto avevo paura di scendere in campo. Anche mentalmente è stata dura. Era come avere un blocco mentale che influiva anche sul fisico. Oggi le terapie sono completamente diverse”.

Su Ibra: “Penso che sia l’uomo giusto per il Milan. Io lo ho vissuto come compagno ed era divertente e gentile, ora in questa nuova veste da dirigente deve essere anche serio e professionale. Non è facile lavorare sotto pressione, ha bisogno di tempo. La rissa con Onyewu è stata brutta, poteva finire anche peggio, è stato difficile separarli, per fortuna è intervenuto Gattuso. Sembravano due gladiatori al Colosseo”.
Su Leao e Cassano: “Leao è un personaggio. Ho tanta stima nei suoi confronti. Il portoghese ha la possibilità di riportare il Milan a vincere, spero che segni tanti gol, faccio il tifo per lui. I complimenti di Cassano fanno sempre piacere. Una volta per scherzare gli ho toccato i capelli, in diretta durante un’intervista. Non posso ripetere quello che ha detto ma si è arrabbiato tantissimo”.
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