Prendere anche solo in considerazione la cessione di Tijjani Reijnders significherebbe non aver imparato nulla dagli errori commessi negli anni passati. Gli stessi errori che hanno contribuito in maniera determinante a rendere questa stagione una delle più deludenti dell’era recente del Milan. Una stagione chiusa mestamente e definita “fallimentare” dagli stessi dirigenti rossoneri all’indomani della sconfitta nella finale di Coppa Italia contro il Bologna.
Cedere Reijnders ora, dopo soli due anni in rossonero, equivarrebbe a ripetere lo stesso schema già visto con Sandro Tonali: sacrificare uno dei cardini della squadra sull’altare del mercato. Un errore strategico e progettuale, perché significa smantellare una delle poche certezze attorno a cui si potrebbe invece ricostruire.
Ad oggi, in casa Milan regna la confusione. Non c’è una direzione chiara, né a livello tecnico né a livello gestionale. Proprio per questo motivo, è essenziale ripartire da quei pochi punti fermi che hanno dimostrato affidabilità, talento e senso di appartenenza durante l’intero arco della stagione. Tijjani Reijnders e Christian Pulisic rientrano senza dubbio in questa categoria: due giocatori che, più di altri, hanno tenuto in piedi la squadra nei momenti più difficili.
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Pensare di cedere chi, come Reijnders, ha fatto di tutto per indossare la maglia del Diavolo, arrivando persino a rifiutare le avances di club come il Barcellona, è un segnale preoccupante. Non solo per ciò che rappresenta in termini tecnici, ma anche per il messaggio che si manderebbe all’ambiente e ai tifosi: quello di una società incapace di riconoscere il valore umano e sportivo di chi dimostra attaccamento al progetto.
UNA CONFERMA
In un momento in cui il Milan ha bisogno di ricostruire, di ritrovare identità e direzione, cedere Reijnders non sarebbe solo un errore. Sarebbe la conferma che, ancora una volta, non si è compreso nulla. Le grandi squadre non comprano giocatori per valorizzarli e cederli successivamente a dirette concorrenti o alle big europee, le grandi squadre crescono attorno ai loro pilastri. Il Milan invece sembra volerli monetizzare al primo accenno di difficoltà.
Non si potrà mai pretendere di aprire un ciclo, di crescere, se si prende ogni anno questa strada. Che senso ha parlare di progettualità, voler competere con le più grandi in Italia e non, se poi si è i primi a smontarla pezzo dopo pezzo? Chi sarà disposto a investire emotivamente in un progetto che manda via i suoi leader tecnici e morali al primo ostacolo?
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