Il Milan nella sua storia ha visto giocare con i suoi colori fenomeni generazionali, ed uno di questi era un vero e proprio genio.
Gli ultimi tifosi milanisti si sono innamorati di Leao e Theo e la “The-ao”, altri con Zlatan Ibrahimovic e andando all’indietro altri grandi giocatori come Pato, Kaka, Ronaldinho, Rui Costa, Pirlo, Maldini, Shevchenko, solo negli anni 2000.
Se si torna indietro di qualche anno si possono citare grandissimi giocatori come Weah, Van Basten, Gullit, Baresi ed uno che ha fatto la storia del Milan proprio nei primi anni 90′. Arriva l’estate 1992, un talento tanto pazzo, quanto geniale.
Dall’incandescente Stella Rossa di Belgrado arriva il genio con la maglia numero dieci, che prenderà seduta stante anche in rossonero, Dejan Savicevic. Giocatore dalle mille sfaccettature, geniale, ma pigro allo stesso tempo, cosa non molto gradita a Fabio Capello.
Leggi anche – Borghi sul Milan: “C’è da lavorare, queste partite hanno detto che…”
Allenatore che d’altro canto ha visto in lui croce, ma anche una delizia unica nel suo genere. Nella partita più bella della storia delle finali di Champions, contro l’allenatore che ha fatto del calcio la sua rivoluzione, ed è stato un semplice, e per alcuni, un datato italiano, ad erigersi re davanti al creatore del bel giuoco. Capello contro Cruyff, semplicità al quadrato contro complessità leggera.
Proprio in questo duello è stato l’allenatore italiano a vincere il confronto, tenendosi dal primo all’ultimo minuto le mani in tasca, con una calma olimpica più che invidiabile, vedendosi contro gente del calibro di Romario, Stoichkov, Koeman, Guardiola e molti altri. Il Milan d’altro canto aveva il suo genio della lampada, che in serate del genere appena vengono chiamati non se ne vanno certamente a mani vuote.
Il gol del 3-0 è stato ciò che lo ha eretto come il giocatore più forte ed impattante di quella finale di Champions League. A parlare della sua storia è proprio il diretto interessato, l’ex fenomeno con la maglia numero 10, Dejan Savicevic alla Gazzetta dello Sport:
“È sempre nel mio cuore. Sono arrivato nel 1992, dovevo andare alla Juve, poi alla Roma, poi al Monaco in Francia. Io ero alla Stella Rossa, stavo bene”.
“Avevamo vinto la Coppa dei Campioni, battuto il Marsiglia a Bari. Ho faticato per un anno e mezzo. È stata dura, avevo qualche problema fisico e davanti c’erano Gullit, Van Basten, Rijkaard, Papin”.
“Ma ho scelto l’Italia perché era il campionato più bello del mondo e c’erano i giocatori migliori. Una buona scelta, in un’altra squadra non avrei vinto tanto e avuto la visibilità che mi ha dato il Milan. E poi i tifosi. Splendidi, appassionati”.
“I loro cori erano la miglior carica. Fa molto piacere che la gente dopo più di vent’anni si ricordi di me. Ci sono quelli che mi dicono che ero come Platini. È bello”.
“Il gol al Barcellona nel 1994? Il più bello della mia vita. Il presidente Berlusconi la sera prima della finale mi disse: ‘Dejan, se sei un genio dimostralo’. Mi è andata bene (ride). È stato tutto bello, l’inizio e la fine…”.
Seguici anche sui nostri profili Instagram, Facebook, Tik Tok, YouTube e X
