L’estate del Milan è stata interessante e discutibile da più punti di vista, dai vari investimenti alle scelte interne tra dirigenza e allenatore.
Un mercato differente da quelli visti nelle scorse finestre di mercato estive. Investimenti che superano i soliti 20 milioni che culminavano le prima pagine di ogni giornale che trattava di Milan nel periodo tra giugno e agosto. Cardinale ha voluto dare un messaggio chiaro: il Milan deve avere giocatori da Milan.
Una frase fatta, ma il concetto rimane. Il proprietario del Milan ha investito per giocatori di grande qualità o prospettiva per rinforzare una rosa con dei chiari difetti. La punta di livello (Gonçalo Ramos). Un difensore dal piede educato, ma che sappia prendersi le redini della difesa rossonera (Mario Gila). Ultimo non per importanza uno dei giovani più interessanti del panorama europeo (Diego Moreira).
Tre acquisti che rinforzano la rosa rossonera, anche con gli innesti di giocatori interessanti come Cissè, Diawara e Hutchinson. Da aggiungere le conferme in rosa di Rabiot, Modric, Musah e Chukwueze. Questa medaglia però ha due facce apparentemente opposte.
Se dal mercato si può dire che il Milan abbia fatto bene, l’altro lato della medaglia mostra l’inadeguatezza delle scelte interne. Il problema non è sorto per Gimenez e Nkunku. Dato che entrambi sono andati in prestito rispettivamente al Porto e al Lipsia, ma per Tomori il discorso è diverso.
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Il difensore inglese è arrivato in prestito dal Chelsea il gennaio 2021. Negli anni si è confermato come uno dei difensori più affidabili del Milan fino all’infortunio della stagione 23/24. Più di 200 presenze ed un futuro che sembrava esser orientato nell’imminente addio. Dopo esser stato messo fuori rosa da Amorim e la dirigenza rossonera, il difensore inglese avrebbe dovuto salutare il Milan per sempre. A fine del mercato la sua situazione ha avuto una svolta inaspettata.
il Milan ha fatto un passo indietro dopo aver messo Tomori fuori rosa. Reintegrandolo in rosa e confermandolo tra i giocatori disponibili per l’Europa League. Una scelta bizzarra che macchia in un certo senso l’operato del Milan in questi ultimi mesi.
L’ultimo Tomori non è esente da colpe, poiché nelle ultime stagioni non ha fatto grandi figure con gli ultimi allenatori rossoneri. Finendo spesso e volentieri al centro di critiche, per prestazioni al di sotto del livello che ci si aspetta da un difensore del suo calibro.
I tifosi del Milan avrebbero più che volentieri salutato Tomori, dato che nel terzetto difensivo titolare della scorsa stagione è stato quello più altalenante. La situazione attuale però dimostra che il Milan senza uno degli attuali titolari (Pavlovic, De Winter e Gila) avrebbe avuto a disposizione dalla panchina giocatori del calibro di Vladimirov, Terracciano e Bartesaghi adattato, con Gabbia ancora nei box.
La scelta di reintegrare in rosa Tomori ha due facce: ha inserito un giocatore più pronto, in paragone a ciò che avrebbe avuto a disposizione Amorim, ma allo stesso tempo un difensore spesso confusionario che ha il peso di esser stato messo fuori rosa fino alla fine del mercato estivo.
Una dinamica a cui ha dato voce il giornalista Andrea Ramazzotti a La Gazzetta dello Sport:
“Fikayo Tomori, che ha disputato oltre 200 presenze in rossonero, è considerato un professionista esemplare e la decisione del club di cederlo era stata presa nell’ottica di una pianificazione a lungo termine”.
“Un difensore top in più, in ogni caso, avrebbe fatto comodo, ma in via Aldo Rossi sapevano già da tempo che non sarebbe stato possibile correggere tutti insieme i difetti della rosa 2025-26”.
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