Il difensore del Milan, Fikayo Tomori, si è espresso così sul canale Youtube ufficiale del Club nella rubrica ‘Gameplay’. Il giocatore inglese ha parlato inoltre delle sue caratteristiche di ruolo e di tanto altro. Queste le parole di Tomori:
“Se mi vedo come un difensore moderno? Direi di sì. Cerco di adattare il mio gioco in base agli avversari che affronto, avversari che hanno punti di forza e caratteristiche diverse dalle mie. Faccio del mio meglio per aggiungere sempre qualcosa al mio gioco. Imparo da ciò che vedo, migliorando il più possibile. Cerco di diventare quel difensore completo, è difficile nel calcio moderno perché ci sono così tanti aspetti nel difendere e così tanti elementi che possono cambiare in un secondo durante la partita. Cerco di migliorar il più possibile in ogni partita, per essere la migliore versione di me stesso“
Hai iniziato a giocare al centro della difesa da piccolo? Quali caratteristiche hai sempre avuto? “Credo che come la maggior parte dei giocatori, tutti iniziano in attacco e vogliono fare gol. Anche io ho iniziato lì. Poi quando avevo circa 13 o 14 anni, ho iniziato a giocare più da centrale. Poi a 16 o 17 anni giocavo solo da centrale, e così sono cresciuto nel mio ruolo. Come ho detto prima, avevo certe caratteristiche che mi hanno permesso di fare molto bene da centrale, probabilmente di più di quanto avrei fatto in un altro ruolo, come in attacco. La mia velocità e come acquisivo più esperienza nel leggere la partita, la mentalità nel cercare di aiutare la squadra…”
“Questa – prosegue Tomori – è una qualità che ho da quando ero piccolo: essere molto veloce nella corsa e riuscire a recuperare. Da quando ero piccolo ho sempre avuto la mentalità di voler essere colui che salva la situazione. Come difensore, ho molte opportunità di farlo. È così che ho iniziato. È come se mi sentissi fatto apposta per fare questo ruolo nel calcio moderno”
L’Italia è famosa per l’arte di difendere, ma tu hai chiaramente un istinto. Quando ti affidi a quell’istinto e quanto utilizzi ciò che hai imparato in Italia? “Credo che venendo da qui, mi sono accorto dell’attenzione che si dà ai dettagli nel difendere, e quanto sia importante non solo difendere da solo, ma farlo insieme ai tuoi compagni, sapendo dov’è la squadra e dove sono gli avversari. In Inghilterra avevo più istinto rispetto ad adesso dove devo pensare di più a dove mi trovo rispetto alla squadra, al pallone, a dove siamo in campo, e a dove sono gli avversari”
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Il 23 rossonero ha poi continuato così: “Venire in Italia mi ha permesso di crescere da questo punto di vista e mi ha aiutato a non affidarmi solo all’istinto, mi permette di pensare alla partita e a quello che potrà succedere. Poi ci sono momenti nelle partite dove devi giocare d’istinto, quando la palla rimbalza e finisce da qualche altra parte e devi solo reagire. Credo che le caratteristiche con cui sono nato si vedano in quei momenti. Venendo in Italia, il modo in cui leggo la partita è migliorato e ho cercato di prendere quanto possibile da diversi difensori, dal Mister e dagli altri allenatori”
Sulla costruzione a partire dai difensori: “Noi costruiamo molto dal basso, cerchiamo di giocare la palla dalla difesa, spesso. L’idea è di mettere i giocatori con più tecnica in possesso del pallone come Reijnders, Bennacer, Adli, Leao o Pulisic e i giocatori offensivi. Questa è una cosa che come squadra cerchiamo tutti di fare. Cerchiamo tutti di creare spazi per gli altri e rendere la partita più facile, così possiamo costruire e mantenere il possesso per poi controllare di più la partita. L’idea è di dare una base solida alla squadra, da cui costruire ed essere affidabile con il pallone”
Dal tuo esordio hai fatto più di 100 o più tocchi col pallone in più partite. Ti piace questa responsabilità? “Sì, penso sia legato all’essere alla base del gioco della squadra, essere al centro dove spesso passa il pallone, essere affidabile con il pallone e aiutare la squadra ad avanzare in avanti. Credo che ciò che ci aiuti a portare il pallone in avanti e a mettere in posizione di fare la differenza i giocatori più decisivi in attacco”
Cosa influisce sulla tua scelta di passaggio? “Ci sono molti aspetti. Dipende dagli avversari e come pressano, o come vogliamo costruire. Poi ci sono delle volte dove gli avversari fanno qualcosa per cui non siamo preparati, qualcosa per cercare di sorprenderci. Ci troviamo davanti a così tanti scenari diversi. Alla fine si tratta di essere preparati per ogni situazione al meglio possibile. Voglio migliorare nei passaggi più rischiosi, è una cosa su cui sto lavorando ed è una cosa che voglio portare avanti per il resto del campionato e anche per la mia carriera”
Sulla stagione del 19°Scudetto: “Quell’anno eravamo veramente forti. Per una squadra come la nostra, aver concesso meno di un gol ogni 90 minuti ha permesso ai giocatori davanti che sarebbe stato difficile subire gol, pertanto potevano concentrarsi sul fargli. Credo che li abbia dato una mano mentalmente, e per noi come difesa e me come difensore ci ha dato una sicurezza in più sapere che eravamo difficili da battere. E se nel nostro momento siamo difficili da battere, possiamo vincere tutte le partite“
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