EDITORIALE PRIMA PAGINA

Un turco va dal dottore

(Un turco va dal dottore – Monologo da “Il sapore della ciliegia” (1997) del regista iraniano Abbas Kiaraostami)

Un turco va dal dottore e dice: “Signor dottore…” E quello: “Sì?”

E gli dice: “Ovunque io mi tocco mi fa male. Mi tocco la testa e mi fa male, mi tocco la gamba e mi fa male, mi tocco la pancia e mi fa male, mi tocco la mano e mi fa male.”

Il dottore lo visita e gli dice: “Signore…”

Gli dice: “Signore, lei ha il dito rotto: il resto del corpo sta bene. Tu in realtà stai bene.”

Cioè, è che il monologo iraniano in questione si ripete da settimane dalle parti di Milanello. Cioè, è che il problema finora non è stato nè Dzeko nè Zaccagni nè Berardi nè tantomeno Armand Laurientè.

È che quello che vediamo accadere da settimane negli incontri del Milan si sta ripetendo costantemente. È che è tutto un deja-vu. È anche che il Milan ha un problema (uno). Veramente.

Il turco della storia – un turco che non è Calhanoglu, ma un turco qualunque – aveva solo un problema. Uno. Cioè, sentiva che gli faceva male tutto. È che poi, invece, il Milan ha un problema. Uno.

Ma procediamo per gradi.

Oramai sembra che ogni partita incominci in maniera simile: un Milan già in difficoltà vuole reagire dopo le ultime batoste. Ma oramai sembra che ogni partita incominci in maniera simile: dopo un paio di tiri subiti entrano un paio di gol ed è la fine, la sensazione è che non si potrà recuperare lo svantaggio.

È che poi, ultimamente, ogni volta al Milan non si riescono a collegare i reparti in campo; e per ogni Milan che pressa malamente, c’è un Milan che ripiega disordinatamente nella metà campo difensiva.

Ed ancora, sempre sul Milan, ogni volta c’è un passaggio che può essere sbagliato, e c’è un tiro che deve essere con enorme sicurezza, e c’è un appoggio che deve essere consegnato con tutta precisione altrimenti p-a-n-i-c-o.

Perchè si sa, a gennaio va tutto male, cioè non funziona nemmeno la racchetta elettrica per le zanzare. Quella che si usa d’estate.

Cioè, è per questo che tutti al Milan vogliono dare la scossa: ripeto, è perché la racchetta delle zanzare ha smesso di funzionare. Solo che non ci riescono assolutamente, i nostri Ragazzi.

Cioè, aggiungo, io so che i camaleonti, quei tipi rettili che cambiano in continuazione tutto, se le mangiano le zanzare. Ed i camaleonti non hanno bisogno di racchette con le pile cariche per uccidere le zanzare. Davvero.

Cioè, i camaleonti li avete presenti, quelli che cambiano sempre pelle, quelli che non li riconosci mai e con la lingua lunga per le zanzare. E ne vanno ghiotti di zanzare, eh. Ma di un po’ di tutti gli insetti, comunque.

In pratica è che il Milan deve cambiare un po’ di tutto al momento, perché così deve essere, ma cambiando con il Sassuolo è andata malissimo e, povero d’un Pioli, ora gli toccherebbe di cambiare addirittura in un derby. Attenzione amici lettori che questa è una storiaccia per uomini tosti.

Cioè, c’è questo derby che ora sembra una seccatura, che dovrebbe essere un piacere da giocare, che – di più – potrebbe cambiare tutto il percorso del 2023.

Ed invece, ad oggi, l’unica evidente certezza è che il Milan in campo non fa male tutto quanto, ma è che il Milan ha solo un problema: che pensa tanto male. E tutto male.

Ma molto-molto-molto male, e anche di più. Ma molto – molto – moltissimo male.

Comunque, so che cambiare è sempre complicato, molto-molto complicato, ma di solito non è impossibile. O almeno è così, per quello che so io.

In molti sono riusciti a cambiare: tipo San Paolo, tipo i musulmani che si convertono da Torquato Tasso, tipo i tossicodipendenti da eroina.

Ecco, vorrei che questa volta toccasse al Milan. Però non si può negare che l’ottimismo di molti stia facendo un giro in barca, bello al largo dove nessuno tocca.

Dove il mare è profondo, proprio dove i turchi non passano per andare dal dottore.

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