EDITORIALE PRIMA PAGINA

L’uomo e il campione sotto lo stesso nome: Alvaro Morata

Se ti chiami Alvaro Morata non puoi lasciare che l’opinione pubblica ti racconti come un normalissimo calciatore. L’uomo Morata è sbarcato questa estate a Milano vantando e mostrando una statura morale che giganteggia rispetto all’atleta.

Seneca non aveva alcun dubbio nel sostenere che “La qualità migliore di un animo generoso è l’istinto al bene”. E poi ancora “Nessun uomo di spirito elevato si compiace di cose abiette e sordide: lo attira e lo esalta la bellezze delle cose grandi“. Mi sento di escludere che Seneca pensasse già al numero 7 rossonero, per ovvi motivi. Ma che questo suo pensiero avvolga l’essenza del campione Alvaro Borja Morata Martin, questo sicuramento si.

In un mondo dove la comunicazione social esalta e pubblicizza l’inutile e la vacua popolarità di personaggi, paladini del bieco gossip e fruitori del dissing come nuova forma d’arte avanguardista, ci siamo persi un particolare. Morata da capitano e leader della sua Nazionale campione d’Europa, decide di ascoltare” i suoi sentimenti, le sue emozioni. Via da Madrid perché quell’ambiente non riconosceva più l’uomo e non perdeva occasione per pungolarlo. Meglio Milano e una nuova sfida professionale ed emozionale. In barba alla ricca bambagia araba, scelta che forse sarebbe stata più comoda, nonché ricchissima, anche in virtù delle delicate situazioni familiari.

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Il collega Carlos Passerini ieri, ai nostri microfoni, ha dichiarato che la leadership di Morata è così totalizzante da considerarlo il primo, secondo e terzo leader di questo Milan. Una verità assoluta che va oltre le questioni “abiette e sordide(cit. di cui sopra) di un mondo che trova il suo appagamento in banali statistiche per qualificare un professionista che completa il suo status di campione assoluto aggiungendo alle sue qualità tecniche, il suo palmares, una gigante statura umana e morale.

L’abitudine al frivolo ha subito fatto pensare che il suo nuovo look fosse ascrivibile a chissà quale vicenda gossippara. E invece no. Nell’anonimato, forse anche per non spostare il focus della partita e della sua squadra su di se, è sceso in campo. Ha trascinato il Milan alla vittoria. Ha realizzato la rete del vantaggio, così gli amanti del “non è un bomber da 20 gol” vivono la loro vita più sereni, per poi correre ad abbracciare i sui dolcissimi figli. Con il senno di poi quel gesto va oltre la normale condivisione di una gioia per un gol segnato. Quell’abbraccio è preghiera, protezione genitoriale, amore puro.

E qui il colpo del campione. La scelta di rasarsi non ha nulla a che vedere con scommesse da spogliatoio e gusto estetico. È un segno di speranza e vicinanza ai quei bambini che soffrono nel giocare la partita più crudele. L’infernale campo da gioco è un reparto di oncologia pediatrica dove anche lì Morata cerca di far sentire la sua leadership.

“Sono stato in ospedale e i bambini volevano avere il mio stesso taglio, ma non potevano. Così l’ho cambiato per diventare come loro”. Le sue parole un modo per trasmettere a quei bambini un senso di normalità apparendo, almeno esteriormente, come loro. È la sublimazione dell’abbraccio più bello ed emozionale.

Mi perdonerete se nel giorno di Bayer Leverkusen – Milan, valevole per la seconda giornata di Champions League, non parlo della partita, le scelte sui possibili protagonisti e il pensiero di Mister Fonseca. Impossibile rimanere indifferenti davanti al gesto di un campione vero che varrebbe per il tifoso milanista, la tanto attesa “ottava”.

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