“Siamo fuori di testa ma diversi da loro“: potrebbe essere il riassunto del Milan nel 2023. Al minuto 64 della partita con il Torino, però, ci ha pensato il solito e implacabile cigno dai gol pesanti, OIi Giroud. Una rete di vitale importanza, che ha tenuto a galla la nave, pronta ad affondare sotto i colpi di un ottimo e inconcludente Torino. Quella girata potrebbe – ed è l’augurio che tutti i tifosi rossoneri si fanno – segnare un’ennesima e attesa svolta in casa rossonera.
Andiamo con ordine: il Diavolo veniva da una settimana complicatissima, vista anche la prestazione disarmante nel derby. La partita contro i granata, dal sapore di “ultima spiaggia”, ha visto la squadra di Pioli giocare con estrema prudenza nei primi 45′: bassi, molto concentrati dietro e poco pungenti in avanti. Nella ripresa le cose sembravano andare nella stessa identica direzione, poi il cross di Theo, la girata del 9 francese. Il resto è storia nota ai più.
La bellezze del calcio – a differenza di tanti e tanti altri sport – sta nel fatto che le cose possono cambiare in una frazione di secondo. E la rete liberatoria di Oli l’ha dimostrato: il Milan ha cambiato marcia, è sembrato più squadra. I ragazzi hanno ripreso vigore, ci hanno creduto, hanno ricominciato a lottare senza perdersi d’animo. Sprazzi di diavolo a San Siro, mi verrebbe da dire.
Vi fermo subito: una trentina di minuti discretamente giocati col Torino non cancellano un gennaio disastroso. E nemmeno, ahinoi, restituiscono tutti i punti persi per strada. Questa squadra è ancora “malata”, ha bisogno di tempo. Coi granata è stato solo il primo e incoraggiante passo verso l’uscita di questo tunnel infernale che ha ridimensionato aspettative, piazza e squadra stessa. La calma, tuttavia, pare essere la virtù dei forti. Quella stessa calma che mister Pioli ha sempre cercato di mantenere, anche nelle dichiarazioni, molto spesso moderate e pacate.
Nell’urlo di Giroud c’è l’eco delle milioni di anime rossonere che aspettavano quell’istante. Quel magico momento che ti fa sorridere: e i sorrisi ai milanisti mancavano da troppo tempo. Senza considerare che vincere aiuta sempre a vincere. Passare qualche giorno di tranquillità, dopo lo tsunami mediatico degli ultimi trenta giorni, è cosa buona e giusta. Anche perché martedì arriva il Tottenham di Conte, reduce da una pesantissima sconfitta in casa del Leicester.
Ed anche in questo caso, alt: non fidatevi del 4-1. In Inghilterra si gioca a ritmi folli dei quali la Serie A sa poco o nulla. In Premier hanno il culto della “rincorsa” al pallone, del lanciare e correre. Un calcio fisico interpretato da fenomeni: lo sono Kane, Son, Perisic, Richarlison. Il Milan, in più, ha sempre sofferto tantissimo la squadre inglesi: lo dicono i numeri e la storia recente, seppur con qualche arbitraggio più che discutibile. Non ce ne voglia il Signor Siebert, sperando che martedì resti comodamente seduto sul divano di casa, a fare ciò che riesce meglio all’essere umano medio: sentenziare in pantofole.
Tornando a noi, la straordinaria notizia della settimana è il ritorno di Zlatan Ibrahimovic, il Re Mida dei tempi moderni. Tutto ciò che sfiora Zlatan diventa oro. Sì, Ibra ha dimostrato venerdì l’importanza della sua presenza in panchina. Bastavano sguardi e poche parole. Questo giovane gruppo ha bisogno del suo leader più puro, del suo trascinatore, del suo deus ex machina per eccellenza. Di un fenomeno che a 41 anni si è nuovamente messo in gioco e discussione per amore di una maglia.
Ah, quasi dimenticavo: “La gente purtroppo parla, non sa di che ca*** parla, tu portami dove sto a galla che qui mi manca l’aria“. Sui social, in questi giorni, si è visto e sentito di tutto sul Milan e sulla squadra. Fortunatamente, al di là della risposta sul campo, i ragazzi si sono fatti sentire anche in ambito social (giustissimo). Un appello a tutti, milanisti compresi: a volte è meglio star zitti, specie quando non si conoscono le dinamiche. Una buona legge di vita e un buon costume. Certo, il moralismo non si addice al sottoscritto. E per questo vi esorto: occhio alle leggi di natura perché ben presto un leone dovrà sbranare qualcuno. E non ci sarà legge di vita o buon costume che tenga.
