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Caso plusvalenze, tra false notizie e smentite: la ricostruzione

Lo scorso venerdì sera, la sentenza della Procura Federale sull’inchiesta plusvalenze, ha scosso e non poco il mondo del calcio. Il week end calcistico appena trascorso ha fatto solo da sfondo alle accese discussioni nelle varie “tribune calcistiche”. La penalizzazione di 15 punti comminata alla Juventus ha riacceso la disquisizione giuridica sulla congruità o meno della pena. Va detto che la Procura Federale ha riaperto il processo sulle plusvalenze sulla scorta di nuovi e importanti documenti acquisiti dalla Procura di Torino.

Niente di più semplice che dare fiato al tribunale sommario popolare e mediatico. In attesa della motivazione della sentenza, fioccano copiose le nuove ipotesi non curanti delle nette smentite delle società. Il riferimento è al Milan. Secondo un strana proprietà commutativa, pare si sia deciso di coinvolgere il club rossonero per l’operazione Bonucci – Caldara, con annesso rischio concreto.

Ma facciamo un passo indietro allo scorso 1 aprile. La Procura Federale, dopo accurate indagini, notifica 11 deferimenti tra club di serie A (Empoli, Genoa, Juve, Napoli e Sampdoria), 2 di serie B (Pisa e Parma), 2 di Lega Pro (Pescara e Pro Vercelli) e 2 club che nel frattempo sono falliti come Novara e Chievo. Tutti colpevoli, secondo l’accusa, di aver “contabilizzato plusvalenze e diritti alle prestazioni dei calciatori per valori eccedenti quelli consentiti dai principi contabili in misura tale da incidere significativamente, per alcune delle predette Società, sui requisiti federali per il rilascio della Licenza Nazionale, violando in tal modo anche l’art. 31 comma 2 del Codice di Giustizia Sportiva”. Questa l’accusa del Procuratore Federale.

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Due settimane dopo arriva la sentenza di proscioglimento per tutti i club coinvolti. E il Milan non compare. La riapertura del processo avviene, come detto in precedenza, dopo l’Inchiesta Prisma della Procura di Torino e il processo federale si riapre per gli stessi club coinvolti nove mesi fa. È il caso di ribadirlo. Il Milan era ed è assente.

“Il Milan trema per l’affare Bonucci – Caldara. Incombe lo spettro di un nuovo processo sportivo”. Più o meno era questa la natura dei titoli di molti giornali. Ma a quanto ammonterebbe la plusvalenza del suddetto affare tanto da far tremare il club di via Aldo Rossi.

Leonardo Bonucci diventa ufficialmente un calciatore del Milan il 14 luglio del 2017 per una somma pari a 42 milioni di euro. Dopo appena un anno in rossonero, decide di tornare alla Juventus. Prima di parlare di cifre, va ricordato che l’estate del 2018 non è da ricordare come la più felice della storia milanista. Elliott stava per escutere il Milan dalla proprietà cinese insolvente e i dirigenti Fassone e Mirabelli erano prossimi al licenziamento. Scenario incompatibile con una “losca” strategia finanziaria societaria.

Ma torniamo alle cifre. Il valore di Bonucci, un anno dopo il suo arrivo a Milano pesava a bilancio per 35 milioni. Ebbene la Juventus lo acquista, scambiandolo con Caldara, riconoscendo al Milan proprio quella cifra. A comunicare ufficialmente il costo dell’operazione è lo stesso club bianconero. “Plusvalenze e diritti alle prestazioni dei calciatori per valori eccedenti quelli consentiti” questo è il capo d’accusa della Procura Federale che secondo il “tribunale del popolo e della comunicazione” potrebbe coinvolgere anche il Milan nonostante, per lo scambio Bonucci – Caldara, i numeri parlano di una plusvalenza pari a zero euro.

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