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Taarabt: “Ho messo le mani al collo a Kakà”, poi manda una frecciatina ad Inzaghi

Adel Taarabt, ex attaccante rossonero, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni della Gazzetta dello Sport e, tra i temi toccati, ha parlato anche di una pesante lite avuta con Riccardo Kakà (nel corso della quale gli mise addirittura le mani al collo). Queste le sue parole:

“Ricordo una lite mai vista. So che sembra strano sentirselo dire perché Kakà è il ‘ragazzo perfetto’, ma è successo. Insomma, andò così: esercitazioni, attacco contro difesa, invece di servire Ricky passai il pallone a Balotelli, così lui iniziò a urlarmi addosso. ‘Diavolo, è Kakà!’, pensai. Rimasi stupito, ma non si fermava, quindi a un certo punto gli ho messo le mani al collo”.

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Taarabt ha poi proseguito: “Io capisco che sei Kakà, ma se urli io perdo la testa. Il giorno dopo, però, lui si scusò e mi portò fuori a pranzo. All’epoca lo spogliatoio aveva dei clan. Alcuni non volevano aiutare Seedorf, altri sì. Io ero nel mezzo”. 

L’ex rossonero, poi, non le manda a dire ad Inzaghi: ” “I tifosi mi hanno amato e me lo dimostrano tuttora. Mi scrivono sui social, salutano quando mi incontrano nei ristoranti italiani qui a Dubai. Sono stato solo sei mesi eh. E infatti ogni volta mi chiedono come mai Galliani non mi abbia riscattato… Non vorrei sembrare arrogante, ma in quei sei mesi sono stato di gran lunga il miglior giocatore della squadra. E c’erano Balotelli, Kakà, Robinho. I tifosi lo sapevano, Seedorf mi voleva bene, io stavo da Dio. Dopo soli due mesi si parlò del riscatto, ma in estate cambiò tutto. Inzaghi disse ai piani alti di non voler puntare su di me perché preferiva Cerci (poi arrivato a gennaio 2015 ndr). Lo rispetto, ma sentirmi dire una cosa del genere no. Ora tutti vedono che carriera sta avendo come allenatore. Suo fratello ha fatto bene, lui invece…”

Dopo il mancato riscatto da parte del Milan, Taarabt era anche caduto in depressione: “Ci ho messo 18 mesi a recuperare. Volevo mollare tutto. Immagina di indossare la maglia del Milan, giocare a San Siro, far sognare i tifosi e poi via, tutto finito. Quando sono tornato al Qpr, un club che amo e rispetto, ero svuotato. Nella mia testa era impossibile giocare lì”. 

Inzaghi
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