EDITORIALE PRIMA PAGINA

Le colpe dei padri ricadono sui propri figli

Perché alla fine le colpe dei padri ricadono sempre sui figli. O così almeno ci hanno insegnato i tragediografi classici, ripresi persino più di due millenni dopo da Pasolini. E durante questa infinita pausa per le nazionali, imbattendomi in alcune tragedie di Sofocle, non ho potuto non fare un pensiero ad ampio raggio sulla situazione del Milan da ormai due anni a questa parte.Poi capirete il perchè e qual è l’assurdo nesso tra i due mondi.Sembra incredibile pensare come meno di tre anni fa capitan Romagnoli alzava al cielo il diciannovesimo scudetto, impettito, fiero e consapevole di aver appena compiuto una vera e propria (e meravigliosa) impresa. Un’impresa resa possibile soprattutto grazie a dei “padri sportivi” non tanto di nome, ma sicuramente di fatto. Possiamo dire che il duo Pioli-Maldini era un po’ come mamma e papà per molti giocatori, cresciuti e diventati grandi sotto la loro ala protettiva. Sembrava l’inizio di un ciclo non solo di vittorie, ma di successi in pieno stile Diavolo: eleganti, raffinate ed emotive.Poi d’improvviso, in un tranquillo pomeriggio di inizio giugno, Maldini lascia l’incarico da direttore sportivo del club. L’inizio del lento declino. Non voglio recitare la parte della cosiddetta vedova di Maldini, ma è sotto gli occhi di tutti che al Milan attuale manca quella figura carismatica e credibile che nessuno meglio di Paolo sa ricoprire. Non mi riferisco tanto all’aspetto tecnico e di competenza del ruolo da direttore sportivo, ma più ad un discorso di credibilità ed autorevolezza che il Capitano possedeva di sua natura. A tutto ciò va aggiunto l’addio di Stefano Pioli circa un anno dopo, ed il gioco è fatto.

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Dunque dopo questo mesto excursus, torniamo a noi. Le colpe dei padri ricadono sui figli. Questo perché le nuove figure che hanno preso il posto di Maldini, di Pioli, ma anche dello stesso Massara, insomma i nuovi “genitori” dei vari Theo, Leao & co, sono profili più aziendalistici o meno carismatici dei precedenti. Due modi opposti di intendere l’essenza dell’AC Milan. Evidentemente i due velocisti hanno bisogno di figure sportive “genitoriali” accudenti, un po’ come ne avrebbero avuto Eteocle e Polinice nell’Antigone di Sofocle. Questo brusco cambiamento ha lapalissianamente destabilizzato l’ambiente, in particolare chi nella gestione Maldini aveva trovato la sua comfort zone, toccando picchi di rendimento elevatissimi. Uno su tutti proprio Theo Hernandez. Il francese è passato dall’essere il terzino più forte del mondo e capitano del Milan ad essere un quasi esubero. 

Sia chiaro, non voglio additare nessuno o dare la colpa dello scarso rendimento di Theo a terzi, né tantomeno paragonare l’attuale dirigenza ad Edipo, ma è lampante come ci sia un pre ed un post Maldini. Sotto ogni aspetto.

Chiudo ponendo una domanda: al Milan di adesso serve realmente un nuovo direttore sportivo, o serve solamente un Paolo Maldini?

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