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Il 3-4-3 di Conceiçao: cosa si può migliorare e cosa funziona già bene?

Conceicao

È sicuramente troppo presto per parlare di rinascita rossonera, ma una cosa è certa: almeno nel match di ieri il 3-4-3 di Conceiçao ha riacceso una scintilla nel Milan. Ciò che bisognerà capire è se questa piccola fiammella è destinata a spegnersi già nelle prossime due delicatissime sfide contro Atalanta e Inter, oppure se c’è davvero qualcosa di importante che può nascere da questo nuovo schema che alcuni, compreso chi vi scrive, invocavano già da almeno un paio di mesi.

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Che cosa ha funzionato bene ieri? Partiamo da un concetto non così banale. Passare dalla difesa a 4 ad una difesa a 3 non vuol dire necessariamente rendere la squadra più offensiva. Infatti il Milan, guardando concretamente la formazione iniziale, ha tolto il trequartista per aggiungere un difensore centrale. E questa mossa ha risolto diversi problemi in un colpo solo! Con Fofana e Reijnders in mediana nel 4-2-3-1, la squadra concedeva sempre pericolose ripartenze in contropiede, con i due centrali che si ritrovavano spesso a difendere in uno contro uno o addirittura in inferiorità numerica. L’aggiunta di un centrale permette alla coppia di centrocampisti di avere una maggiore protezione dietro, non sacrificando anche la tendenza all’inserimento dell’olandese, che infatti ieri ha trovato nuovamente il gol.

Capitolo fascia sinistra, il più importante. Le prestazioni del Milan dipenderanno sempre da Theo e Leao, è così e sarà sempre così fino a quando saranno in rosa. Con il 3-4-3 di Conceiçao, entrambi hanno maggiore protezione dietro. Pavlovic è il braccetto sinistro perfetto per il gioco del tecnico portoghese. Perché è un difensore aggressivo e veloce che permette di giocare con la linea alta. Inoltre non disdegna anche lui le sovrapposizioni nella trequarti offensiva.

Udinese-Milan Pavlovic
Udinese-Milan Pavlovic

Con il serbo alle spalle, Theo Hernandez ha alzato il proprio raggio d’azione di una quindicina di metri, diventando più pericoloso sulla trequarti offensiva. Non dimentichiamoci che il francese quest’anno farà 28 anni, chiedergli di coprire 70 metri di campo ad ogni azione non è una passeggiata neanche per uno con il suo dinamismo. E poi c’è Rafa, che quando ha Theo alle spalle in fiducia si galvanizza a sua volta. Quando dialogano tra di loro i due sono quasi inarrestabili e il portoghese può godere di maggiore libertà d’azione e di meno responsabilità difensive.

Cosa invece può funzionare meglio? La scelta della punta. Conceiçao ha deciso di puntare su Jovic, forse per premiare il suo ottimo stato di forma. Tuttavia il serbo, pur disputando una prova sufficiente, ha mostrato ancora una volta di trovarsi meglio con un altro attaccante al suo fianco. Gimenez e Abraham a mio parere sono più adatti per reggere l’attacco con questo schema. Chissà, forse la ritrovata pericolosità sulle fasce potrebbe stimolare nuovamente la vena realizzativa del Bebote, anche se al momento privarsi di un Abraham in forma scintillante sembra davvero una mossa azzardata.

Con questo schema chi è il grande sacrificato? Senza dubbio Joao Felix, che difficilmente trova una collocazione. Ma non dimentichiamoci che il portoghese è in prestito e il Milan non proverà a confermarlo. Insomma, nel complesso la sensazione è che questo sia un Milan messo in campo con più criterio, che nasconde meglio i suoi difetti e che esalta di più i suoi pregi. Poi ovviamente a fare la differenza sarà sempre anche l’atteggiamento mentale della squadra, e quello non dipende dai moduli. Ma le sensazioni sull’esperimento di ieri sera non possono che essere positive.

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