“Sogno la seconda stella col Milan”
, “Mi trovo bene al Milan e non penso ad altro”, “Il Milan è una famiglia, vorrei vincere il maggior numero di titoli qui”. Queste sono le dichiarazioni rilasciate – in ordine di sequenza – da Reijnders, Theo Hernandez e Maignan diverso tempo fa. Parole che sanno di amore, di attaccamento alla maglia e di certezza. Peccato che nel calcio di oggi, di certo, non c’è nulla. Oggi giochi qui, domani non lo sai. Eppure non mancano mai le promesse da concedere alla stampa: promesse figlie di un calcio che non esiste più.
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Stando a quello che la società ha detto qualche mese fa, il Milan non avrebbe avuto bisogno di cedere nessuno per la nuova stagione. Nonostante l’ottavo posto, sarebbe bastato solo rinforzare la squadra, senza sacrifici. Eppure non stiamo andando in quella direzione. Reijnders si è trasferito al Manchester City. Theo Hernandez è con un piede e mezzo fuori da Milanello. Maignan sta valutando altre destinazioni per via di promesse non mantenute dal gruppo di lavoro. E allora perché sono state pronunciate quelle frasi? Perché mentire ai tifosi oltre che a sé stessi? Come possono i sostenitori avere fiducia in una società che viene puntualmente smentita ogni due per tre?
Nell’ultimo anno il Milan ha combinato dei disastri. Errori a non finire, figli della presunzione. Tanti proclami e pochi fatti. Con la scelta del binomio Tare-Allegri, RedBird ha fatto dei passi indietro. Ma non bastano. Ciò che è successo, non si può sistemare in modo semplice. Alcuni giocatori si sono sentiti traditi. È chiaro che, oltre a non voler compiere passi indietro circa la propria carriera, si voglia avere la certezza di essere in un club programmato per vincere. Il Milan è un club ambizioso per antonomasia. Giocare per vincere i trofei non deve essere l’obiettivo, ma la tendenza.
