Non è comune vedere un under 20 partire titolare in un Derby che vale quasi come una finale, eppure stavolta è successo. San Siro pieno, tensione che si taglia, due squadre che si guardano come nemiche giurate, e in mezzo un ragazzo che non ha ancora spento venti candeline. L’ultima volta che era capitato, nel 2016, c’era Manuel Locatelli: 18 anni e 317 giorni, un record che sembrava destinato a restare lì per un bel po’. Invece è stato ritoccato dopo nove anni, con un nuovo protagonista sceso in campo a 19 anni e 329 giorni.
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E se fino a quel momento il suo nome era soprattutto una notizia per appassionati di settore giovanile, dopo questo Derby è diventato una storia da raccontare. Davide Bartesaghi, classe 2005, arrivato al Milan a 7 anni dopo un primissimo passaggio all’Atalanta, ha vissuto la partita come se l’avesse già giocata mille volte in testa. Piede sinistro naturale, fisico da difensore moderno e tranquillità di chi ha imparato presto a convivere con le aspettative.

Il suo percorso è stato lineare ma intenso: debutto in Serie A il 23 settembre 2023, una stagione 2024/25 chiusa con 14 presenze coi grandi, tante partite nel Milan Futuro e un inizio di annata 2025/26 che lo aveva già portato a collezionare minuti prima del Derby. Numeri che spiegano una crescita reale, non improvvisata.
E poi il contratto: scadenza 2030. Non un dettaglio, ma il segnale che il club ha deciso di puntarci davvero.
Vederlo nel Derby è stato come vedere una porta che si apre: non un inserimento casuale, ma una scelta precisa. Una scommessa che profuma di futuro. E il bello è che lui, con quell’aria da ragazzo che potrebbe essere in università come in Serie A, ha mostrato che certe scene non gli fanno paura.
Il nome è giovane, la storia pure, ma la sensazione è chiara: Bartesaghi non ha giocato un Derby. Ha iniziato un capitolo.
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