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Ambrosini e l’addio al Milan: “Ero molto triste. Avevo un sogno e non sono riuscito a realizzarlo…”

Massimo Ambrosini Milan

Chi ama il Milan sta soffrendo, è inevitabile. La stagione non è andata come si sperava, anche se in tanti pensavano sarebbe andata a finire così. Le colpe vanno imoutate a più parti, trascinando nel calderone società, giocatori e allenatori, Fonseca e Conceicao. Nell’attesa che la situazione migliori, è impossibile non guardarsi indietro con nostalgia, ripensando ai tempi d’oro di questi colori. Epoche in cui i calciatori erano vere e proprie star, figure inamovibili, totem inimitabili. Uno di questi è stato per tanto tempo simbolo del Diavolo, ovvero Massimo Ambrosini.Leggi QUI – Il Milan cerca un direttore sportivo: l’ex Juventus è in cima alla lista dei desideri!

L’ex centrocampista, ora opinionista e commentatore tecnico per DAZN e Prime Video, è stato intervistato a Radio Serie A, ricordando, tra le altre cose, l’addio al Milan.

“Galliani aveva detto: “A fine campionato ne parliamo”. Quando finisce il campionato nella mia testa penso: “Non è possibile che non finisco qua (al Milan, ndr)”. Quindi quando chiamo Galliani il giorno dopo, perché volevo andare in vacanza tranquillo. “Dottore guardi, volevo capire se c’erano delle novità perché mi piacerebbe…”. Lui risponde: “Ah Massimo, io te l’avevo detto. Adesso facci fare dei ragionamenti perché anche col mister stiamo valutando alcune cose”. “Va bene, grazie” e ho chiuso il telefono. Ho detto a mia moglie: “Ok, siamo arrivati”. Poi dopo sono successe altre cose, c’era Allegri. C’era Cristante che stava iniziando a giocare, quindi mi dicono che l’anno successivo avrebbero potuto scegliere lui.”

Ambrosini, poi, ha proseguito il racconto, scendendo nei dettagli:

“Quando mi arriva la chiamata io ero in riva al mare a Pesaro, guardo l’orizzonte e Galliani mi dice: “Massimo mi dispiace, ma non c’è stato verso…”. Non è che mi ha liquidato così, però questa era il senso. Quello è stato il punto. Ero molto triste, molto. Perché avevo un sogno. Ho finito a 492 presenze, ci tenevo ad arrivare a 500, ma non solo per quello. Ci tenevo a finire lì, in quel momento non mi vedevo con altri. Non erano solo le otto presenze, nella mia testa il calcio è il Milan. È stato quello, ho dato tutto lì. Dopo tanti anni ti immedesimi nella situazioni in cui sei, era difficile scindere le due situazioni nella mia testa”.

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