Il calcio come ogni sport, sa portare grande gioie e grandi dolori, vendette e conquiste personali o di gruppo nelle grandi finali.
Uno sport che ha dimostro a tutti gli arditi appassionati, che non sempre le cose possono andare per il meglio. Eppure la costanza rende le imprese dopo i fallimenti sempre più belli.
Ogni squadra vive le sue conquiste più belle e inesorabilmente vive anche le notti più buie. Lo sport è lo specchio della vita, certe volte ti senti volare e brillare di luce propria, altre non sai dove trovare una risposta ad una serata che probabilmente doveva andare male.
Finali sfiorate, imprese fatte sul limite dell’impossibilità, emozioni che non possono trovare una vera e propria traccia. Il tifoso alla fine è colui che vive da fuori dinamiche dove non può metter mano, ma prenderle così come sono.
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Poi ci sono i calciatori che lo vivono, serate memorabili e serate da incubo, dove vorresti risvegliarti e sperare che tutto fosse solo un sogno. Dal 3-0 di quel primo tempo di Istambul al 3-3 finale, concluso poi con la vittoria del Liverpool ai calci di rigore. Di quella serata hanno parlato tutti, dai giocatori partiti titolari, al mister di quella serata beffarda ai panchina.
Uno degli uomini silenziosi di quel Milan è ritornato a parlare di come ci si muove dopo una sconfitta così cocente. Christian Brocchi ne ha parlato all’interno dell’ultimo episodio del podcast di “Rompipallone“:
“Atene 2007 è il calcio, la bellezza del calcio, perché il calcio ti da sempre una seconda possibilità”.
“Nel 2005 succede qualcosa di inspiegabile, per una squadra fortissima che eravamo noi, eravamo la squadra più forte e giocammo tra l’altro una finale perfetta”.
“Nel 2007 giocammo meno bene e vinciamo. Ti prendi una rivincita incredibile e l’anno dopo ti prendi una rivincita anche nel Mondiale per Club”.
“La fortuna non esiste ma te la vai a cercare, noi ce la siamo andati a cercare perché quella sconfitta li poteva creare mille problematiche”.
“Galliani dice sempre che ha dovuto convincere Gattuso a rimanere al Milan perché lui stava malissimo e voleva andare via, in molti pensavano si fosse chiuso un ciclo”.
“Noi siamo ripartiti con l’amicizia, col gruppo, con la cosa di dire siamo talmente forti che ce l’andiamo a riprendere. E siamo ripartiti forte, con quell’unione”
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