L’orologio ticchetta e la stagione sta per concludersi, il Milan ha un solo obiettivo davanti a loro, vincere tra le mura amiche.
Strano pensare che una partita possa spostare di così tanto l’andamento di una stagione durata ben 38 partite, ma è così per tutti. L’Inter ha perso due scudetti per rispettivamente 2 punti con il Milan ed uno con il Napoli. Il calcio sa essere cruento nei suoi dettagli, ma è proprio in quelli che i grandi allenatori scolpiscono le loro gesta.
Allegri dovrà tirare fuori il meglio dai propri ragazzi più giovani e più esperti. Il rientro di due uomini importanti come Leao e Saelemakers potrebbero dare una grande mano. Le vittorie però spesso, non sempre, non passano dalle giocate del singolo, ma del funzionamento dell’organico.
Abbiamo tutti amato il Barcelona di Guardiola o di Luis Enrique. Il Real Madrid di Ancelotti o Zidane e la Spagna dei fantasisti di Del Bosque. Cosa hanno in comune tutte queste squadre? Che hanno vinto giocando bene, avendo a disposizione giocatori di una qualità superiore alla media. Ma la qualità non basta se non è portata da allenatori che hanno come unico pensiero la vittoria.
Le grandi squadre non si ricordano solo per il bel gioco, perché potremmo citare squadre della penisola italica tanto belle, quanto inconcludenti quando si doveva puntare ad alzare un trofeo al cielo. Dalla Roma di Spalletti, al Napoli di Sarri, al Milan di Leonardo. Squadre che hanno espresso un calcio meraviglioso, senza mai alzare un trofeo al cielo.
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Dunque il discorso vira sempre e comunque sulla vittoria. Ci sono infatti allenatori che hanno fatto della vittoria la loro base a prescindere dal gioco proposto sul rettangolo verde. Un esempio che molti citano è Massimiliano Allegri, anche se alcune delle sue squadre ha espresso un calcio che non si può definire “risultatista” come molti cercano di etichettare.
L’allenatore livornese ha un credo forte, la vittoria e la compattezza, il compagno prima del singolo sono la base di un progetto vincente, poiché è solo nell’unità che si possono vincere anche le partite più complesse.
Questa Serie A e seconda esperienza di Allegri sulla panchina del Milan sono l’esempio perfetto. Una squadra che nei momenti di grande unione ha fatto vedere anche un bel calcio, ma che in questo finale di stagione sta vivendo uno dei suoi momenti di più grande difficoltà.
In questo caso si potrebbe dire che il Milan stia solamente pensando a portare più punti possibili a casa, come in verità è accaduto in più di un’occasione in questa stagione. A parlare di questo bisogno di portare a casa i punti anche in modo sporco è l’esperto giornalista e presentatore Fabio Caressa nel suo canale YouTube:
“Allora, innanzitutto se Allegri riesce ad andare in Champions League giocando male. Non cambiando mai il ritmo della squadra, ottenendo più risultati di quanto dicessero i numeri nella prima parte e invece i risultati giusti nella seconda parte, quindi riequilibrando“
“Non avendo fatto crescere tanti giocatori, sfruttando soprattutto gli ultimi due acquisti che hanno fatto. Rabiot e Modric, che sono stati con personalità i trascinatori della squadra“.
“Segnando pochissimo e divertendo pochissimo, però se riesce a farlo porta a casa il risultato.
“Ora è vero che il risultato non è tutto, che bisogna giocare meglio, che bisogna giocare bene, io sono d’accordissimo. Però poi a un certo punto conta portare a casa il risultato”.
“In questo non sbaglia mai o quasi mai Allegri, magari sbaglia col Cagliari, ripeto, queste sono considerazioni a una giornata della fine, però sicuramente ha portato la squadra dove avrebbe dovuto portarla”.
Il gioco è la base del calcio, le prestazioni delle rispettive squadre di ogni campionato possono portare diversi risultati, ma tutti puntano alla vittorie.
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