Il caldo si fa sempre più asfissiante, come la tensione per ogni tifoso rossonero, che vede Casa Milan ancora vuota di dirigenti.
Strano, stranissimo, il primo caso in cui a meno di un mese dal ritiro pre campionato, il Milan non abbia più nessuna figura in dirigenza, e neppure un allenatore.
Cardinale ha voluto togliere alla sua barca, remi, provviste e tutto il resto, senza saper cosa fare l’attimo successivo. Un classico quando la scelta è presa di pancia, senza ragionarci seriamente. I fatti parlano chiaro, il comunicato del 25 maggio ha visto licenziare Allegri, Tare, Moncada e Furlani. Oggi 8 giugno la situazione del Milan non è cambiata.
Un collettivo, seppure caotico non ha trovato un vero e proprio sostituto. I nomi in lista sono tanti e l’idea di ripartire da zero ad oggi è solo l’ennesima illusione di un possibile nuovo inizio. Questo potrebbe trovare una risposta nei metodi precisi di uno che mastica calcio come Rangnick.
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Il Milan però per arrivare al diciannovesimo scudetto ha avuto una figura che operava a tutto tondo come Paolo Maldini. Per la proprietà, come voce di conforto per l’allenatore, come spalla a cui appoggiarsi per i calciatori e sopratutto come milanismo allo stato puro.
Il commento di Matteo Branciamore, attore e sfegatato tifoso milanista, alla Gazzetta dello Sport parla proprio di ciò che manca a questo Milan:
“Secondo me il problema di questo Milan e di questa dirigenza nasce dal momento in cui viene mandata via una figura vitale, fondamentale per tutti i tifosi, che è Paolo Maldini. Da quel momento il progetto ha iniziato a scricchiolare”.
“Cosa servirebbe per ripartire? Un miracolo. A mio modesto parere non servirebbe neanche un riassetto societario importante. Ma proprio capire che cosa vuole fare la proprietà con questa squadra e quanto i risultati sportivi incidano sulla gestione di questa società”.
“È ovvio che tu non puoi dire ai tifosi ‘Guardate che a noi interessano solo ed esclusivamente delle manovre economiche importanti, il bilancio e compagnia bella”.
“Il tifoso dice << A me non importa nulla, a me interessa lottare per la Champions e lo scudetto, e di vedere costruita la squadra che possa aprire un ciclo>>”.
La prospettiva del Milan vede una squadra, dirigenza e tifo che non trasuda milanismo come accaduto nel periodo in cui Maldini correva insieme al suo amato Milan in dirigenza.
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