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Ibra commenta l’impatto di Cardinale sul Milan: “Gli dico sempre che…”

Nel corso del WSJ Sports Event, organizzato dal Wall Street Journal lo scorso 16 luglio 2026, anche Zlatan Ibrahimovic ha parlato, commentando la situazione del calcio italiano e più nello specifico quella del Milan. Ecco le sue parole.

Sulla mentalità tra Stati Uniti e Italia: “Vengo dall’Europa dove il calcio è una religione. Se riesci a combinare la parte di business e questo carattere ‘religioso’, credo davvero che si crei un match perfetto. Cardinale è il proprietario del Milan ma i tifosi pensano che il club sia loro, perché è una cosa molto importante per loro e spesso sono nati dentro la cultura della squadra che supportano”.

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Sulla propria carriera da dirigente: “Sta andando bene. Sono in buone mani. Cardinale mi ha promesso che diventerò miliardario (ride, ndr). È una nuova parte della mia carriera. Ho l’opportunità di lavorare per RedBird e sono circondato da ottime persone. Mi sento umile in questa situazione. Era un qualcosa che volevo esplorare, fare un passo in più e non soltanto essere l’ex atleta professionista che passa il tempo ad allenarsi per restare in forma. Volevo fare un passo nel settore del business. Ogni giorno vedo numeri su numeri. Mi sento molto umile, voglio imparare, voglio crescere in questo mondo e sono grato per questa opportunità”.

Su cosa gli chiede Cardinale: “Lui vuole che io sia lo Zlatan che ero in campo ma nell’ambito del business, senza cambiare. La cosa che ho notato quando mi sono ritirato, quando ho iniziato a lavorare in ufficio, è che funziona come in uno spogliatoio. C’è un leader che le altre persone seguono e che mette un’asticella, detta la mentalità. Questo è quello che vorrei portare: essere me stesso ma essere il leader, farmi seguire dalle persone”.

Sulla più grande lezione che ha dato a Cardinale: “Stare calmo, non farsi sopraffare dalle emozioni perché quando prendi decisioni in preda alle emozioni si fanno degli errori. Gerry sta imparando attraverso la strada più difficile perché sono successe tante cose da quando è arrivato al Milan. Ogni paese ha il suo modo di lavorare e in Italia è molto particolare. Sta prendendo esperienza passando dalla strada più difficile perché ancora non si sta godendo il Milan. Te lo puoi godere quando vinci. Passo dopo passo se lo godrà ancora di più e arriverà alla vittoria. Il calcio europeo è diverso dagli sport americani perché in Europa tutti pensano di avere le risposte finché non gli cade addosso il peso delle responsabilità, quando succede se la fanno addosso. Deve essere forte, paziente”.

Sempre sui consigli che dà come advisor a Cardinale: “Gli dico sempre che deve creare l’identità del Milan per come è fatto lui, così da affrontare le sfide rappresentando se stesso e non qualcuno che non è. Adesso sta creando la sua cultura con il Milan e da qui può crescere, sapendo che il fallimento è parte del successo. Se tutto fosse perfetto dall’inizio non avrebbe imparato niente: non si vedrebbero i problemi e gli errori.

Ibra ha poi continuato: “È proprietario di un club che è gigantesco, davvero gigantesco: ho giocato in tre dei cinque club più importanti del mondo e uno di questi è il Milan, abbiamo 650 milioni di tifosi nel mondo. Io non scelgo la squadra il sabato ma ci sono 650 milioni di tifosi nel mondo che lo fanno. Ma Gerry arriverà, ne sono sicuro al 100%. Ha la volontà e il carattere per farcela, se è riuscito a portare me in RedBird può riuscire a fare tutto non preoccupatevi…”

Un’analisi sul momento del calcio italiano: “Credo che il prodotto non sia buono abbastanza: oggi il calcio italiano non si avvicina a quello inglese o spagnolo. Credo che le infrastrutture in Italia debbano cambiare: basta vedere gli stadi di Premier e quelli italiani… Devono cambiare se vogliono seguire il gioco moderno, sennò si crea troppo gap e sarà sempre più difficile colmarlo. Se non cambiano il modo di pensare e lavorare è una barca che va affondo. Lo penso perché mi preoccupo del calcio italiano, l’ho rappresentato per 10 anni e anche negli anni in cui era il miglior calcio del mondo. Oggi non è così: ci sono problemi a competere con le squadre inglesi di bassa classifica per un giocatore, perché i giocatori preferiscono andare lì piuttosto che in un top team italiano”.

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