C’era una volta il calcio, uno sport che da più di un secolo impegna tantissimi uomini e donne a correre allegramente dietro un pallone. Ma non solo. Milioni di persone a ridosso di quel rettangolo di gioco a tifare, sognare, gioire e soffrire per i propri beniamini. Sarebbe la favola perfetta se si limitasse a questo.
Il calcio moderno è anche e soprattutto impresa, investimenti, affari che smuovono montagne di denaro. Non più per l’ambizione di dare massimo lustro alla propria squadra come accadeva con i tanto rimpianti “Presidenti tifosi”. Oggi le progettualità sono finalizzate in primis a profitto e fatturato. Nulla di particolarmente clamoroso. È solo il segno tempi la perdita dell’aspetto romantico attorno ad un club. Che piaccia o no.
Nessuno sospetti che qualche avventuriero possa speculare sul mondo del calcio. Le Procure d’Italia sono pronte a puntare i riflettori su quelle realtà che palesano o provano a nascondere qualche zona d’ombra. E qui entrano in scena i Procuratori di Milano che hanno deciso di fare chiarezza sul proprietario del Milan. Anzi no. Sul costo di vendita. Anzi no. Sulle comunicazioni mendaci alla FIGC. Ah no. Il dubbio che l’intervento possa essere stato un attimino forzato è percezione di tanti.
Intanto partiamo col dire che è quantomeno bizzarro che la Magistratura si occupi di una società sana con bilanci virtuosi e fatturato in continua crescita ignorando club disastrati, indebitati e che provano a mantenersi a galla grazie a plusvalenze farlocche. Ma torniamo all’inchiesta. Il Magistrato a capo dell’inchiesta, ipotizza il reato di “ostacolo alla pubblica vigilanza” previsto dall’articolo 2638 del Codice civile.
Va però detto che né la FIGC che gli organismi di vigilanza come la Covisoc, non sono controllori pubblici. Tutte le federazioni che fanno parte del CONI sono associazioni di diritto privato come stabilito dalla Giustizia Europea e dal Consiglio di Stato. Altra perplessità è sulle modalità investigative. Perché una Procura sente l’esigenza di sequestrare comunicazioni e documenti riservati (vedi la contrattazione su un possibile ingresso di un fondo arabo in società) quando la Cassazione ha più volte sanzionato l’acquisizione di materiali “esplorativi” non considerate prove?
Senza considerare la considerazione che all’estero iniziano ad avere sulla Giustizia italiana in rapporto agli investimenti nel mondo dello sport. Praticamente un fondo come Elliot che di mestiere gestisce una montagna di denaro in tutto il globo terracqueo e per giunta ha uno score altissimo di contenziosi vinti nella sua storia d’affari, decide ad un certo punto di mettere su una frode debole agli occhi della legge, per risparmiare una cifra che non è nulla in confronto al suo portfolio. Se questo non avesse i contorni di un abbaglio, sarebbe una barzelletta.
Intanto attendiamo il corso della giustizia con la consapevolezza che nel calcio, in fondo, la “legge non è proprio uguale per tutti”.
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