Massimiliano Allegri ha preso una decisione chiara: Mike Maignan continuerà a indossare la fascia da capitano del Milan. Nonostante le recenti tensioni legate al rinnovo contrattuale, il portiere francese è stato confermato come uno dei leader indiscussi della squadra.
Tradizionalmente, la figura del capitano portiere ha sempre suscitato qualche perplessità: la distanza dal cuore dell’azione rende più difficile il dialogo costante con l’arbitro e la gestione diretta dei compagni in campo.
Sull’argomento è intervenuto anche Beppe Bergomi, che ha espresso il proprio punto di vista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport.
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“Il ruolo del capitano è cambiato tantissimo: è ancora più importante rispetto a quando giocavo io. Mi spiego: ai miei tempi le squadre erano formate soprattutto da italiani, l’ossatura era italiana e allora non è che ci fosse molto da spiegare. Oggi è molto diverso, il ruolo del capitano è fondamentale perché deve trasmettere senso di appartenenza, certi valori e il dna del club, perché non tutte le società sono uguali. Nella mia Inter avevamo sette-otto elementi che venivano dal settore giovanile, c’era un vissuto comune e una empatia che oggi non può essere data per scontata. Perciò avere un punto di riferimento riconosciuto è indispensabile e il ruolo va preso seriamente. Un mio allenatore diceva: essere capitano non significa solo scambiare il gagliardetto a centrocampo.Un portiere capitano? Non è un problema, perché in quel caso anche un giocatore di movimento può parlare con l’arbitro, così come non è un problema il fatto che sia straniero. Javier Zanetti è stato un grande capitano”.
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