Durante l’intervista condotta da Alessandro Alciato a Paolo Maldini su Radio Serie A, la leggenda rossonera ha trattato vari argomenti. Tra questi, un risalto speciale l’hanno sicuramente avuto le parole al miele spese nei confronti di Silvio Berlusconi. L’imprenditore si considerava addirittura un secondo padre dell’ex terzino rossonero. Tra le questioni affrontate, Maldini si è espresso anche sui retroscena della sua breve carriera da dirigente del Milan e del rapporto che intercorre tra questo tipo di professione e un passato da calciatore. Di seguito, le sue parole.

Paolo Maldini nelle vesti di dirigente sportivo del Milan
Sull’inizio da dirigente: “Mi hanno chiamato, non sempre è ben chiaro quello che volevo fare. Ma è chiaro quello che non volevo fare: allenatore, lavorare in televisione… Quando è arrivata l’opportunità – era arrivata anche prima ma grazie a Dio l’ho analizzata bene (cinesi, ndr) – con Leonardo è stato diverso perché ho lavorato con una persona che aveva gli stessi ideali. Ho deciso perché era il Milan. Poi ho avuto tante esperienze, di cose da raccontare e da insegnare. Poi c’è il lavoro in sè che è tutt’altro da quello che ti aspetti: c’è anche un periodo di adattamento che è durato 10 mesi”.
Il passato fa troppa paura? Solo Zanetti delle bandiere ha un ruolo in società…: “A volte sì, ma a volte non è detto che avere un grande passato da calciatore ti debba dare un presente da dirigente, sono due lavori differenti. Quando mi hanno chiamato ho chiesto se fossero sicuri”.
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