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“Silvio mi difese e minacciò di cacciare i giocatori”: differenze di una società vincente

Cardinale

Nella giornata di ieri è andato in scena il primo big match della stagione e, come prevedibile, le polemiche non sono venute a mancare. L’episodio più spiccante però è uno. Nel corso del cooling break avvenuto al minuto 70 circa, poco dopo la rete del pareggio del Milan siglata da Rafael Leao, lo stesso portoghese e il compagno di squadra Theo Hernandez hanno svolto la pausa lontani dal resto del gruppo, per l’esattezza dal lato opposta del campo, . Vedendo la scena il neo acquisto Tammy Abraham ha cercato di coinvolgere i due giocatori, invitandoli ad unirsi. Tentativo però invano, considerando che l’ex Roma è stato ignorato da ambo le parti.

Il terzino fracenese si è successivamente giustificato ai microfoni di Milan Tv: “Eravamo entrati da due minuti, non avevamo bisogno del cooling break. Non era nulla contro squadra ed allenatore. Ora dobbiamo continuare a lavorare per vincere tutti insieme. Poi la gente parla, dice cose non vere. Io e Rafa siamo sempre con la squadra per aiutare, ed è questo l’importante”. La tesi però non ha convinto i sostenitori del Diavolo innalzando un polvere mediatico. All’occhio del telespettatore, malgrado la spiegazione data da Hernandez spiegando che non è stato fatto a discapito di Paulo Fonseca, è come se avessero esclamato: “O scegliete noi, o scegliete lui “.

I colleghi Abraham e Musah hanno fatto il loro ingresso sul terreno di gioco in contemporanea al numero 10 e 19, eppure, tutti e due, non hanno esitato a dirigersi verso la panchina. Che nello spogliatoio non sia tutto rose e fiori è evidente, ma dai due pilastri della rosa non ci si aspetta un comportamento simile. I problemi vanno risolti in privato, non in diretta televisiva.

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IL PRECEDENTE

Un episodio simile è già avvenuto in casa Milan. Al centro della critica all’epoca c’era Arrigo Sacchi, considerato da molti un visionario ma non sempre col significato desiderato. Come affermato dallo stesso allenatore in queste società e in questi spogliatoi c’è grande diffidenza. La differenza? La presa di posizione di Silvio Berlusconi. In un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, risalente al 2016, il tecnico ha ricordato tale decisione: “Quando ero in difficoltà, il primo anno, fece un discorso alla squadra per difendermi: ‘Questo è l’allenatore che ho scelto. Chi lo seguirà, resterà qui. Chi non lo seguirà, andrà via‘. Trenta secondi, i più efficaci che abbia mai sentito“.

Le fondamenta di una squadra vincente sono proprio queste. Una società presente, quella che attualmente sembra mancare. L’addio di Paolo Maldini è stato l’inizio del “declino”. La sua figura non era importante solo a livello societario. Rappresentava il milanismo in persona e la sua sola presenza era un’ancora per il club, un vero e proprio punto di riferimento per i giocatori. A sentirne maggiormente del suo allontanamento sono stati senza dubbio i protagonisti dell’episodio di ieri. La dirigenza ha di fatto deciso di non sanzionare i due, scelta molto discutibile.

UNA SITUAZIONE INACCETTABILE

Rafael Leao e Theo Hernandez sono due dipendenti del club. Per quanto possano non trovarsi in simbiosi con le scelte dell’allenatore, le direttive vanno eseguite. A maggior ragione se sono passati pochi minuti dalla rete del pareggio, è fondamentale seguire le indicazioni per provare a recuperare il match e portare a Milano i 3 punti che ancora non sono arrivati. Le prese di posizione e i chiarimenti vanno fatti in privato. Il campo è il luogo di lavoro e non può considerarsi la sede opportuna per risolvere le discordie.

La rivoluzione deve avvenire in primo luogo a livello societario, che attualmente sta avendo una gestione fumosa. La presenza dei singoli componenti della dirigenza è fondamentale. Per questa ragione un altro episodio ingiustificabile è l’assenza di Zlatan Ibrahimovic, in vacanza, allo stadio Olimpico. Tutti episodi che nell’era Berlusconi-Galliani non si sarebbero mai verificati. Che il Diavolo si prenda la pausa nazionali per riassestarsi e risolvere i problemi. La colpa va divisa. Ogni componente del club, dalla dirigenza, all’allenatore, ai giocatori, ha le sue responsabilità. Dalla quarta giornata la musica dovrà cambiare, considerando che a breve, ad aspettarli, ci sarà il derby.

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