Il Commissario europeo Glenn Micallef si schiera contro la delocalizzazione delle partite di campionato: “Privare i tifosi di casa è un tradimento, non innovazione”
Il progetto di far disputare Milan-Como in Australia continua a sollevare polemiche. Dopo le proteste di tifosi, associazioni e addetti ai lavori, arriva ora una presa di posizione netta anche a livello istituzionale. Glenn Micallef, Commissario europeo per l’equità intergenerazionale, la gioventù, la cultura e lo sport nella Commissione von der Leyen II, ha inviato una lunga nota a La Gazzetta dello Sport in cui boccia senza mezzi termini l’idea di trasferire partite di campionato fuori dai confini europei.
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“Il calcio europeo appartiene all’Europa”, esordisce Micallef, sottolineando come “una sola partita di campionato al di fuori dell’Europa è già una partita di troppo”. Per il Commissario, non si tratta di un problema logistico o numerico, ma di principio: “I club si basano sulla lealtà dei tifosi e delle comunità. Privarli delle partite non è innovazione, ma un tradimento della fiducia. È un caso di vera e propria privazione”.
“I tifosi non sono consumatori”
Il tono della nota è appassionato, quasi personale, e richiama i valori fondanti del calcio come bene pubblico e come legame tra generazioni. “Crescendo, ho seguito la mia squadra locale a Malta, lo Żabbar St Patrick. Il calcio non è solo un gioco: è identità, comunità, appartenenza”, scrive Micallef. “I tifosi non sono semplici clienti, ma parte integrante del calcio europeo. Senza di loro, questo sport non sarebbe quello che è”.
Il Commissario si è detto “in totale disaccordo” con chi sostiene che una singola partita su 380 possa essere disputata all’estero senza conseguenze. “Questa logica ignora ciò che il calcio rappresenta per milioni di europei. Non è solo spettacolo, è territorio, radicamento, memoria collettiva. Togliere una partita significa togliere un pezzo di tutto questo.”
“Profitto mascherato da innovazione”
Micallef attacca anche la motivazione economica dietro l’iniziativa: “Diciamo le cose come stanno: l’unico vero movente di queste scelte è il profitto. Eppure il calcio europeo ha già raggiunto entrate record: 38 miliardi di euro nella stagione 2023/24. Se il tema è la sostenibilità finanziaria, allora apriamo un confronto – ma senza calpestare i valori fondanti del modello sportivo europeo”.
In questo senso, il Commissario ha annunciato una tavola rotonda sulla governance del calcio e ha preannunciato una consultazione pubblica a settembre, in preparazione della comunicazione europea “Una visione strategica per lo sport in Europa”.
“Il calcio non si esporta, si vive”
Il caso Milan-Como è solo l’ultimo episodio di una tendenza sempre più marcata: esportare il calcio europeo in altri continenti per intercettare nuovi mercati. Già la Liga spagnola aveva provato a spostare partite negli Stati Uniti, incontrando la feroce opposizione di tifosi e calciatori.
“Portare le partite nazionali fuori dall’Europa significa minare il cuore del calcio europeo. È il primo vero banco di prova dopo il naufragio della Superlega”, afferma Micallef. “Allora i tifosi hanno detto no. Avevano ragione allora, e ce l’hanno anche oggi.”
In chiusura, un messaggio chiaro: “Le competizioni europee devono essere giocate in Europa. Se si trattasse del mio club, sarei tra i primi a protestare. Mi auguro che i veri tifosi facciano sentire la propria voce. Il calcio è loro, e deve restarlo”.
