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Milan – Como in Italia? I club ci pensano: “Non andiamo in Australia per soldi”

Dopo settimane di polemiche e discussioni, anche i due club coinvolti starebbero rivalutando l’idea di annullare l’incontro in Australia per disputarlo in Italia.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Ministro dello Sport, Andrea Abodi, che ha espresso una posizione equilibrata ma ferma: “Milan-Como a Perth? Ognuno può dire la sua, ma manca rispetto per i tifosi. Lo spettacolo del calcio ha senso solo con il proprio pubblico, e qui si chiede un grande sacrificio, non solo economico”.

Il Quotidiano Sportivo in edicola questa mattina titola così: “Milan-Como può ‘tornare’ in Italia: i club ci pensano”. Le proteste dei tifosi, il dietrofront de La Liga, le lamentele dei calciatori non sono state del tutto vane. I club ripensando alla possibilità di annullare la partita a Perth e giocarla, come dovrebbe essere, in Italia.

De Siervo: “Non andiamo a Perth per soldi…”

Sulla questione si è espresso anche Luigi De Siervo in una lunga intervista rilasciata a Cronache di Spogliatoio:

“Se chiedi a un atleta se vuole fare 20 ore di aereo per giocare una partita di calcio del proprio campionato, dirà evidentemente che è una follia. Un allenatore che si gioca lo scudetto o l’accesso in Champions League, anche lui proverà a resistere. Se lo chiedi alla gente, nessuno vuole rinunciare alla possibilità di andare allo stadio. Però qui si tratta di capire se vogliamo l’uovo oggi o la gallina domani. Chi sviluppa una property sportiva ha l’obbligo di pensare a 5-10 anni e dobbiamo fare né più né meno quello che hanno fatto da sempre le grandi leghe americane. Se si vuole diventare una Lega internazionale si deve avere il coraggio di fare scelte impopolari che non partano dall’ascolto della pancia dei tifosi o dei giocatori che hanno un interesse a piccolo o medio termine”.

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“Non andiamo in Australia per soldi”

E ancora: “Noi non vogliamo stravolgere l’equilibrio del calcio, siamo tutti come voi, appassionati di questo sport. Ma non si deve confondere il romanticismo come un blocco rispetto a quello che è lo sviluppo del mondo. Il calcio, e lo dimostra perfettamente quello che sta succedendo con la Lega francese, se non è capace di innovarsi e conquistare dei pubblici, perde determinate risorse e quindi muore. Nessuno fa mente locale sul fatto che non esiste più il calcio in cui i soldi piovono dall’alto o su come non esista una persona generosa che investe centinaia di milioni, senza in realtà avere un riscontro. Abbiamo il calcio che ci meritiamo, che siamo capaci di mantenere e di sostenere. Noi non andiamo in Australia per soldi, non è questo il punto, è sbagliato. Chiaro che servano anche quelli per pagare i costi incrementati, per sopperire alla mancanza di incassi in quel giorno dello stadio di San Siro, ma non è quella la motivazione, questo è un errore, guardare il dito e non la luna.

“I tifosi in Australia non hanno meno dignità della Curva Sud”

Noi cercheremo di andare in Australia, ripeto se ci sarà concesso, solo perché lì esiste una comunità di persone che non ha meno dignità dei tifosi della Curva Sud di vedere il Milan. Anzi più la relazione è a distanza e più deve essere coltivata. Quindi il Milan, che peraltro è una squadra che ha giocato già due volte a Perth e che ci ha condotto in West Australia con questa chance. Tra l’altro, questa forse è una notizia che può interessare, l’offerta arriva non soltanto per il Milan, ma anche per l’Inter, cogliendo quello che per loro poteva essere un’opportunità, ovvero la chiusura di San Siro, e hanno pensato di ospitare entrambe le squadre meneghine. Ma l’Inter, per motivi organizzativi, questa opportunità l’ha declinata mentre il Milan l’ha accolta con entusiasmo, invitandoci ad approfondirla”.

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