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Milan, dati pro domo propria: i numeri che non vi hanno detto

L’ultima sosta del campionato per permettere all’Italia di Spalletti di oliare gli ultimi meccanismi prima dell’Europeo è vissuta dal mondo Milan con una duplice percezione. Da un lato il timore che lo stop possa aver fatto perdere l’abbrivio ai ragazzi di Stefano Pioli dopo le ultime vittorie condite da buonissime prestazioni come l’ultima contro il Verona al Bentegodi. Dall’altro può essere vista come una risorsa per far quadrato attorno agli obiettivi stagionali, focalizzare il percorso e ricaricare le batterie in vista del rush finale.

Percezioni legittime e reali alle quali va aggiunta l’immancabile querelle sulla bontà o meno del percorso fatto finora e il paragone con le stagioni passate. Tutto finalizzato a confermare o smontare scenari futuri. Pratica della quale non se ne sente il bisogno visti gli obiettivi (secondo posto in campionato ed Europa League) difficili ma assolutamente alla portata di questa squadra.

Possono i numeri essere interpreti ed essere utilizzati pro domo propria? La risposta è “SI”. In questo mio editoriale provo a dare un contributo all’analisi sul percorso senza “finalità e/o obiettivi futuristici”. Permettetemi di far partire la mia analisi dal concetto di ambizione. Essere tifoso, lavorare per e con un club che vanta la storia dell’AC Milan di Milano, hai inevitabilmente l’obbligo morale di ambire al massimo del risultato. I concetti di “buono” o “ottimo” non possono convivere con l’ambizione di una squadra di cotanto lignaggio storico. E non ha importanza raggiungere o meno il massimo. L’obiettivo che ti prefiggi disegna il tuo grado di ambizione.

La premessa mi sembrava doverosa per agganciarmi al dibattito statistico che sta tenendo banco da qualche giorno. Dopo l’ultima partita di campionato ha conquistato la ribalta mediatica il paragone tra i numeri di questa stagione e l’anno dello scudetto alla 29esima giornata. È evidente che il percorso è pressoché identico. I punti conquistati nella stagione 2021/22 sono stati 63 appena un punto in più di quest’anno (62). Stesso numero di vittorie (19) e identico numero di gol fatti (55). Anche la tanto bistrattata difesa attuale ha subito 33 gol, appena 4 in più della stagione tricolore.

Ripeto la stessa domanda precedentemente espressa. Possono i numeri essere interpreti e utilizzati pro domo propria? La risposta affermativa è nei fatti e… nell’ambizione. Oggi come allora, questi numeri non avrebbero portato il Milan alla vittoria finale. I 63 punti in 29 giornate e quindi media di 2,17 a partita, sarebbero valsi 82/83 punti. Quel Milan conquista lo scudetto (86 punti finali, terzo punteggio scudetto più basso delle ultime 14 stagioni) grazie ad un cambio di passo impressionante. Nelle ultime nove giornate passa da una media di 2,17 a 2,55 a partita vincendone 7 (ultime 6 consecutive, filotto da allora mai più ripetuto in due stagioni) e pareggiandone due.

I 62 punti di oggi ci proiettano verso un campionato da 81 punti. Ecco l’interpretazione o se preferite il paragone e la propaganda sui numeri atti forzano un concetto molto labile. Gonfiare il petto per numeri che classificano un percorso come ottimo, rischia di abbassare l’asticella di un’ambizione in antitesi con la storia del club. Prima che qualcuno pensi male, il sottoscritto anticipa i vostri pensieri, magari andando in contrasto con molti, dicendo che l’ottimo lavoro fin qui svolto da Stefano Pioli non sarebbe delittuoso se continuasse anche nella prossima stagione. Sull’eterno dibattito tra “IN o OUT” del Mister mi sono già espresso qualche settimana fa e se vi va potreste rileggerlo.

Tornando ai numeri cari a molti, oltre ad invitare ad una lettura attenta, chiedo di ambire ad un percorso più “elevato” proprio partendo dai dati. Dalla stagione 2010/11 ad oggi, in 14 campionati la media punti sufficiente per vincere lo scudetto è di 89/90 punti. Non possiamo più accontentarci di campionati che oscillano dai 79 a 86 punti.

“Una volta che hai detto che ti va bene anche piazzarti al secondo posto, è proprio quello che ti capita” (cit. John Fitzgerald Kennedy).

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