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Milan–Lazio, caos VAR: spunta un precedente che fa discutere

Il Milan porta a casa una vittoria importante contro la Lazio, 1-0 firmato Leao, e vola in cima alla classifica. Una partita intensa, dove i rossoneri hanno mostrato solidità e carattere, soprattutto nella ripresa. Tutto sembra filare liscio fino agli ultimi cinque minuti di recupero, quando scoppia il caso che accende la moviola: il tiro di Romagnoli finisce sul braccio di Pavlovic dentro l’area biancoceleste. Da qui parte un mix di tensione, dubbi e una chiamata al VAR che farà discutere parecchio.

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L’arbitro Collu, inizialmente, non aveva fischiato nulla. È il VAR, guidato da Aleandro Di Paolo, a richiamarlo per un possibile rigore. Dopo aver rivisto l’azione, Collu giudica il tocco di mano punibile ma decide comunque di non assegnare il rigore perché prima c’è un presunto fallo di Marusic. Insomma, un incrocio di valutazioni che confonde tutti.

L’ex arbitro Luca Marelli, ha parlato a DAZN, ed è stato chiarissimo: per lui non è mai rigore. Spiega che i due giocatori sono troppo vicini, il braccio di Pavlovic non si muove verso la palla e il difensore è persino di spalle. Mancano proprio gli elementi tecnici per parlare di penalty. Marelli però critica anche la scelta di Collu: secondo lui la decisione finale è corretta ma raggiunta “per la via sbagliata”.

Anche La Gazzetta dello Sport conferma: il tocco c’è, ma avviene da distanza ravvicinatissima, senza movimento volontario del braccio. Il VAR, secondo il quotidiano, avrebbe dovuto fare un semplice check, senza richiamare l’arbitro al monitor.

E tutto questo caos arriva dopo un altro episodio che aveva già fatto discutere: Parma–Milan, quando viene assegnato un rigore ai rossoneri per un fallo evidente su Saelemaekers. Anche lì l’arbitro Di Bello viene chiamato al VAR, ma dopo aver rivisto l’azione conferma senza esitazioni la sua decisione. Due episodi ravvicinati che, pur non avendo creato danni al Milan, mettono comunque in luce un problema: il VAR sembra intervenire su qualunque contatto, non più solo sugli errori davvero grossolani.

La sensazione generale è che il protocollo non sia più così chiaro: quando deve intervenire il VAR? Quando invece deve limitarsi a un check silenzioso? È una domanda che ormai in molti si fanno, ma una risposta netta non sembra arrivare. E così ogni partita diventa un piccolo rebus, con arbitri richiamati, decisioni rivedute e fischi che fanno discutere più del gioco stesso.

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