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ESCLUSIVA – Marco Guidi: “Mercato Milan, il piano B senza la cessione di Leão. Obiettivo Champions? Con Amorim nessun dramma”

Ai nostri microfoni è intervenuto Marco Guidi, giornalista de La Gazzetta dello Sport, con il quale abbiamo affrontato alcuni degli argomenti principali in casa Milan. Dai possibili giocatori che potrebbero stupire con il nuovo assetto, fino a capire che tipo di stagione farà la squadra guidata da Amorim, per poi arrivare al mercato: Leão resta o andrà in Turchia? Scopritelo nell’intervista che trovate qui sotto.

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L’analisi di Marco Guidi

Amorim e il suo nuovo Milan
Con il passaggio al 3-4-2-1, che giocatori pensi possano trovare maggiormente spazio rispetto allo scorso anno e chi potrebbe sorprendere in questo nuovo assetto?

“Con il nuovo modulo potrebbero essere valorizzati: Christian Pulisic, Samuel Chukwueze e Ardon Jashari. Quest’ultimo, nel centrocampo a tre di Allegri faceva un po’ più fatica, in quello a due proposto da Amorim potrebbe adattarsi meglio; lo stesso Allegri diceva che in un centrocampo a tre Jashari faceva fatica ad inserirsi. Sono questi i giocatori che con il nuovo modulo potrebbero dare qualcosa in più rispetto allo scorso anno. Samuel Chukwueze nella scorsa stagione giocando con il 3-5-2 non aveva ragione di esistere, Amorim per ora l’ha impiegato a tutta fascia, volendo può giocare anche nei due dietro la punta, quindi un po’ più di spazio lo ha. Giusta la decisione di mandarlo in prestito nel Milan di Allegri“.

Chi rischia di pagare di più il cambio di sistema?

“Il giocatore che potrebbe essere più in difficoltà con il modo di giocare di Amorim è Pavlovic: non cambia ruolo, nel calcio del tecnico portoghese qualche difficoltà in più sicuramente ce l’ha. Con questo nuovo assetto, i difensori tendono a portare più palla, è un possesso un po’ differente rispetto ad Allegri, con cui il braccetto poteva staccarsi, ciò ne ha conseguito molti gol da parte del difensore serbo. Per quanto riguarda la gestione della palla farà un po’ fatica”.

Con l’inserimento di giovani come Diawara, Camarda e Bartesaghi, il Milan sembra voler costruire un progetto che valorizza i talenti emergenti. Quanto può incidere questa filosofia sul futuro del Milan e, più in generale, sul calcio italiano?

“La volontà di puntare su i giovani è stata esplicitata dallo stesso Cardinale, che lo ha sempre detto nei colloqui che ci sono stati con i giornalisti: l’idea è quella di creare un Milan che punta soprattutto alla valorizzazione dei talenti che ha in casa. Serve dare un’anima alla squadra, il Milan degli ultimi anni secondo me non ha avuto un’anima costruita da giocatori formati in casa, l’unico che abbiamo in rosa e che è cresciuto nel club è Matteo Gabbia. I giovani da formare sono tanti: Camarda, Comotto, Bartesaghi (ben inserito in rosa), Torriani (anche se essendoci Maignan non si può pensare che faccia il titolare). L’unica maniera per cercare di salire di livello è puntare a crescere i giovani che abbiamo in società. Non si deve fare lo stesso errore che si è fatto con Liberali, talento che il Milan ha perso. Fino all’anno scorso non sembrava esserci questa visione, mentre invece ora sembra che si stia andando verso un’altra direzione”.

Se dovessi sbilanciarti, dove immagineresti il Milan al termine del campionato?

“È molto difficile fare un pronostico, per me l’obiettivo deve essere quello di tornare in Champions. Non sarà facile perché ormai ci sono realtà sempre più in espansione, ad esempio quella di Como; la Fiorentina ha fatto un gran mercato, l‘Atalanta anche si sta costruendo una bella rosa, la Juventus stessa, che lo scorso anno è rimasta fuori dalla competizione, quest’anno lotterà per qualificarsi. Il Milan sicuramente ha aggiunto due buoni tasselli con Gila e Gonçalo Ramos. A livello di rosa, secondo me, non ha la certezza di raggiungere l’obiettivo. Non è una squadra come l’Inter, dove se le cose vanno male finisci terzo. Inoltre ad Amorim va dato sicuramente del tempo, quindi bisogna entrare nell’ottica che non sarebbe un dramma non andare in Champions. Questo non vuol dire che non vedo il Milan assolutamente in Champions, ma rispetto all’anno scorso sarebbe sicuramente meno drammatico“.

Credi che nel lungo periodo il Milan possa costruire un ciclo vincente con Amorim?

“Lui come atteggiamento si è presentato bene, non solo per il discorso di voler fare il bel calcio. Nella maniera di approcciarsi ai giocatori, lì si è presentato bene. Anche i giocatori che non sono al centro del progetto hanno apprezzato la sua professionalità e l’empatia che è la qualità più importante da possedere per gestire un gruppo. Il dubbio che mi lascia è l’esperienza di gestire certe difficoltà nel calcio italiano. Sia a livello tattico, squadre che tendono a non farti giocare più che a giocare, sia a livello di media e comunicazione; in questo Amorim in Inghilterra ha sofferto tanto. In Italia la pressione dei media è molto pesante. Essendo giovane deve avere la società al proprio fianco, in modo tale che, scelte che possono portare dibattito o errori di comunicazione possano essere supportati”.

Parlando di calciomercato

Il Galatasaray ci prova, ma non sta offrendo quanto il Milan chiede per Leão (50 milioni). Considerando il suo valore di mercato, qualora rimanesse in rosa ti aspetti comunque altre cessioni importanti per finanziare il mercato?

“Come ribadito in conferenza stampa da Amorim, vanno fatte delle scelte. Tra queste scelte c’è anche quella di dire: se non mollo nulla su Leão, tengo la rosa com’è? oppure sacrifico un’altra pedina? Si fa il nome di Pavlovic per esempio. Il giocatore serbo non vorrebbe andare via dal Milan, ha anche comprato casa a Milano. È anche vero che, è uno dei pochi reduce da una buona stagione che potrebbe avere delle buone offerte. Inoltre si può pensare, avendo Bartesaghi che gioca braccetto, di rinunciare a Pavlovic per arrivare poi ad un altro obiettivo in altre zone del campo”.

Su Leão

“Secondo me è un grosso rischio quello di trattenere Leão. Non si dovrebbe farne una questione di soldi, ma un ragionamento sulle motivazioni del giocatore e sul gruppo. Credo che sia una storia che per entrambi le parti, sia per il Milan che per Leão, sarebbe meglio chiudere. Se il Galatasaray si ferma a 30 milioni, si può anche dire di no, ma, secondo me, se offrono 40 milioni invece che 50 va bene lo stesso. Sembra chiaro che lui non vuole andare in Turchia, a quel punto la società dovrebbe fargli un discorso ragionato: se decidi di stare al Milan, parti dalle retrovie e ti devi conquistare il posto. Da questi giorni di allenamenti, da quello che ci arriva, sembra che si stia trovando ed allenando bene”.

Un primo assaggio di campionato: il derby in amichevole

L’amichevole contro l’Inter: ti è piaciuto come ha giocato il Milan?

“Mi è piaciuto l’approccio nei primi 25 minuti, soprattutto questa tendenza a cercare di pressare alto e ad andare in avanti. Dopo il 25esimo e prima degli otto cambi, ci sono state delle problematicità, si è rivisto un Milan che ha fatto molta fatica a livello di ritmo, di uscite e sul possesso palla. Amorim starà lavorando sicuramente anche su questo”.

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