Ogni stagione del Milan ha davanti a se un capro espiatorio, un attaccante a cui dare le colpe e vendere il prima possibile.
Situazioni che si ripetono ogni anno, sopratutto con i bomber. Il primo di giugno è il giorno più atteso per molti tifosi, che sognano l’arrivo del nuovo attaccante, da Rasmus Højlund, a Joshua Zirkzee, fino a Carlitos Tevez.
Attaccanti che per poco non hanno vestito la maglia rossonera, che per molti ha il sapore di rimpianto, in un certo senso gli si può dar ragione. Ci sono stati casi dove i nuovi bomber non hanno mantenuto le aspettative: Andre Silva, Nikola Kalinic, Gonzalo Higuain, Krzysztof Piątek, ed ultimo non per importanza, Santiago Gimenez.
Giocatori che non si sono mai inseriti nel mondo Milan, in ogni caso scavalcati da altri attaccanti, che li hanno superati nelle gerarchie. Per Andre Silva e Kalinic, il giovanissimo Patrick Cutrone. Il nuovo Lewandowski, Piatek ha sostituito Higuain. Punta che ha illuso un po’ tutti dopo la doppietta in Coppa Italia, contro il Napoli.
Dopo soli 6 mesi da sogno è stato sovrastato dall’immortale Zlatan Ibrahimovic. Ritornato il rossonero nel gennaio 2019, ha visto salutare il polacco diretto in Germania all’Herta Berlino.
Dunque qual’è il problema del Milan? Spesso il Milan è andato alla ricerca di giocatori che probabilmente non gli servivano. Troppe pressioni o responsabilità eppure tutti gli attaccanti più onerosi hanno spesso fallito, ma perché?
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La risposta meno blasonata, strano ma vero, è il fatto che non è stato concesso del tempo. Parliamo ad esempio di Luka Jovic, uno dei giovani più interessanti nel panorama europeo nel 2018.
Attaccante con un senso del gol fuori dal normale, che nella stagione 18/19 in 48 partite ha segnato 27 gol e fornito 7 assist, una partecipazione in gol ogni 97′. Statistiche che lo hanno portato a vestire la stagione successiva la casacca blancos del Real Madrid. Squadra che ha puntato fortemente su di lui, pagandolo più di 60 milioni.
Tra la grande pressione a alcuni infortuni, la sua non è una storia da lieto fine in Spagna. Dopo aver ritentato la fortuna in Germania, è volato in Italia a Firenze, per poi infine vestire la maglia dell’AC Milan. Dopo un inizio complesso, ha dato mostra al killer instict che lo ha contraddistinto nella sua carriera, eppure dopo l’addio di Giroud è ritornato dietro nelle gerarchie. Arrivano Abraham e Morata e successivamente Gimenez, ma nel finale della scorsa stagione gioca lui titolare.
Alla fine il serbo saluta i rossoneri accasandosi all’AEK Atene, e cosa succede? In 29 partite fa 17 tra gol e assist. Numeri che confermano la differenza in un giocatore, soprattutto di un attaccante in fiducia, con una società che punta fortemente in lui.

L’arrivo di Nkunku ha fatto presagire all’ennesimo colpo di un ex stella che in rossonero non avrebbe fatto bene. L’inizio della sua esperienza ha fatto presagire tutto ciò. Nelle ultime uscite però è lui il giocatore più importante di tutto il reparto offensivo del Milan.
Il suo possibile addio a gennaio, avrebbe fatto ripetere lo stesso errore a cui assistiamo ogni anno. Alla fine agli attaccanti bisogna dare una fiducia quasi cieca, per chi se la merita ovvio. Lo stesso Ancelotti ha ribadito più volte, che bisogna credere fortemente nei propri attaccanti e coccolarli. Perché le difficoltà le vivono tutti, anche un attaccante come Pippo Inzaghi.
Per evitare tutto ciò alla fine basta dare più fiducia nei propri attaccanti e credere nelle loro capacità. Alla fine mica si possono dimenticare come si segna un gol, no?
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