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“Io speriamo che me la cavo”. Così Pioli dopo Napoli e sul futuro …

Ve lo ricordate l’omonimo film “Io speriamo che me la cavo” diretto da Lina Wertmüller con Paolo Villaggio , tratto dal libro di Marcello D’Orta? Ecco, Stefano Pioli lo immagino nei panni del maestro Marco Tullio Sperelli capitato quasi per caso a Milanello. Dove, al posto del centro sportivo di Carnago, non sfigurerebbe la scuola elementare “Edmondo De Amicis” ubicata nel diroccato comune campano di Corzano.

E poi ancora Tonali, Calabria, Tomori, Leao, Bennacer nei panni di Totò, Raffaele, Nicola, Peppiniello e Vincenzino. Un gruppo di ragazzi sgangherati senza arte né parte che provano ad improvvisarsi in un ruolo inadatto alle proprie capacità. In fondo è lo stesso Stefano Pioli che nel corso della conferenza di vigilia, sabato scorso, ha dichiarato: Un anno fa nessuno scommetteva in noi. Adesso in pochi credono che possiamo superare i quarti, che possiamo arrivare nelle prime quattro”. Il mister si è fermato allo scorso anno non scomodando la sua memoria di altri 12 mesi. Eravamo la “rigorista” o la squadra che vinceva grazie agli stadi chiusi e che ormai aveva ottenuto il massimo dalla sorte. Senza considerare il famigerato secondo anno di Pioli, presagio di sventure.

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Insomma questo Milan proprio non convince. Domenica sera, dopo il roboante successo, per dimensioni di risultato e qualità di prestazione, sulla capolista e prossima Campione d’Italia, Napoli, le innumerevoli e qualificate “tribune calcistiche”, hanno vivisezionato il match per provare a trovare una motivazione razionale a quanto accaduto. Impossibile il crollo dei partenopei. Si chiedevano ignari di un avversario che porta ancora sul petto un tricolore in bella mostra. Molti dei cronisti, prima ancora del fischio d’inizio, consideravano questa sfida la meno importante delle tre tra Milan e Napoli. Meno importante per chi? Per gli uomini di Spalletti? Forse ma per i rossoneri, quella del Maradona aveva un’importanza duplice: primo, la lotta per un posto Champions che in questa stagione vale quanto uno scudetto e secondo, provare ad abdicare dal trono di Campione in carica con un punteggio più dignitoso degli attuali venti punti.

Dalla narrazione pre e post incontro, il punto di vista Milan è stato pressochè ignorato. C’è chi si è posto il dubbio che in casa Napoli abbiano bluffato lasciandosi prendere a pallate di proposito per illudere il Milan e ritrovarlo con la guardia bassa nel doppio incontro Champions. Il gioco a trovare delle connessioni e precorrere gli eventi in vista del quarto di finale non mi appassiona e per dirla come il mister, in Champions continuità, discontinuità, venti punti in più e in meno, conteranno zero.

Ci teniamo stretta la prestazione di qualità della squadra, tornata sui livelli dello scorso anno con un Leo in formato fuoriclasse. Forse da fuori è complicato accettare che questa squadra non è gemellata con la dea bendata ma nel suo blocco di titolari messi nelle condizioni fisiche e tattiche di esprimersi, è una squadra di primissimo livello.

Intanto immagino Stefano Pioli che, come nella scena ultima del film, riordina i suoi preziosi appunti, le note di “What a wonderful world” pennellate dalla calda e vibrante voce di Louis Armstrong a creare atmosfera in sottofondo, un Cohiba tra le dita, e pensando al quarto di finale di Champions e al finale di questa stagione, con sorriso sornione di chi ha le spalle larghe ed è pronto a tutto, sussurra: “Io? Io speriamo che me la cavo”.

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