Il Milan sta proseguendo il lavoro a Milanello in vista del match contro il Lecce al “Via Del Mare”
. Gli uomini di Conceicao, nonostante la distanza dalla zona Champions, dovranno assolutamente cercare una reazione di squadra dopo le tre sconfitte consecutive. L’unico obiettivo ora è la Coppa Italia, ma servirà che le prestazioni in campo migliorino quanto prima, sia per ottenere risultati, ma anche per ritrovare quella fiducia che sembra ormai persa tra le fila dei rossoneri. Mancanza di carattere, problema di atteggiamento? A rispondere a queste domande ci ha pensato Arrigo Sacchi che ha evidenziato i problemi principali del Milan in questa stagione.
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“C’è confusione! Bisogna fare un ‘Mea Culpa’”
Intervistato da La Gazzetta dello Sport, la leggenda rossonera Arrigo Sacchi, ha commentato così l’atteggiamento dei giocatori in questa stagione. Ha poi elencato le responsabilità di questa stagione fallimentare in casa Milan. Queste le sue dichiarazioni: “Ciò che deve fare adesso il Milan è abbastanza semplice, e lo devono fare, prima di tutto, la proprietà e i dirigenti. Scegliere gli uomini giusti per guidare la rinascita, affidare a un allenatore di loro fiducia la costruzione della squadra, lasciare che sia lui a decidere i giocatori che devono essere acquistati e quelli che devono essere ceduti, e dare a questo tecnico pieno appoggio. Questo è il modo migliore per tornare al successo.
Ma è possibile che il Milan compri una serie di calciatori di cui si conosce poco o nulla in estate, e poi in gennaio si torni sul mercato per fare una specie di rivoluzione? Bisogna basarsi prima di tutto sulle qualità umane e poi su quelle tecniche: guardare prima la testa e poi i piedi. Quando un allenatore non lavora con persone affidabili, ed evidentemente i giocatori attuali del Milan non lo sono (non tutti, per carità, ma la maggior parte), è inevitabile che si vada incontro ai problemi.
Per Conceiçao, adesso, è complicato rimettere in rotta la barca. C’è confusione nell’ambiente e, purtroppo, si vede anche sul campo. Non è una questione di moduli, di preparazione atletica, di giocare con due, tre o quattro punte. La verità è che, in questa stagione, il Milan non è quasi mai stato una squadra, e quando non sei una squadra vai poco lontano. Le responsabilità, quando accadono cose simili, a mio avviso, sono di tutti. Non può essere colpa solo dell’allenatore, così come non può essere colpa solo dei giocatori. D’accordo: Theo e Leao hanno dimostrato di non essere dei mostri di continuità, ma ci siamo già dimenticati che sono stati gli elementi più importanti nell’anno dello Scudetto? Evidentemente erano gestiti in modo diverso, e allora su questo bisogna fare una seria riflessione. E magari anche un ‘mea culpa’”
