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Shevchenko svela il motivo del mancato ritorno in Italia nel 2008

Shevchenko

L’ex calciatore del Milan, Andriy Shevchenko, si è raccontato in un’intervista rilasciata a “Fenomeni”, format di Prime Sport, con Luca Toni. Tra i temi toccati, alcuni aneddoti di calciomercato, il mancato ritorno in Italia nel 2008, e la finale di Manchester vinta con la maglia rossonera. Queste le parole di Shevchenko:

“Nel 2002 e 2003 mi cercarono, ma rassicurai Berlusconi dicendogli che sentivo di non aver fatto ancora niente con il Milan. L’obiettivo, per me, era vincere e dare tutto per il Milan”.

Sul trasferimento al Chelsea:
“Fu una sfida. Il calcio inglese, in quel momento, stava arrivando ai livelli di oggi. Ricordai che dalla curva guardai Milan-Roma con i tifosi, tutto lo stadio cantò per me e io piansi insieme a loro. È stata una decisione difficile, ma volevo provare una nuova esperienza. Mi sono stati vicini i compagni in quel momento. Il Milan vinse la Champions l’anno dopo, ma non ho rimpianti, so di aver dato l’anima”.

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Sul rigore decisivo contro Buffon nella finale di Champions del 2003:
“Lo avevo osservato in tutti i rigori precedenti. Dovevo aspettare che scegliesse un angolo. Continuavo a ripetermi, ogni passo che ho fatto verso il dischetto, ‘non cambiare decisione, non cambiare la decisione’, perché già sapevo dove calciarlo, ma non come, Arrivato sul dischetto non ho sentito per un po’ il fischio dell’arbitro. Per questo, come si vede dalle immagini, continuavo a girarmi guardando lui e Gigi alternativamente. Dopo, quando sono tornato nello spogliatoio, mi sentivo stanco. Ero vuoto. Avevo dato tutto quello che avevo”.

Sul retroscena di calciomercato nella sessione del 2008:
“Nel 2008 ero al 50% dello Sheva di prima. Mi aveva anche chiamato Spalletti per andare alla Roma, un signore. Ma tornare in Italia, per me, significava solo il Milan”.

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