Due leggende, un’intesa unica e spesso discussa. Andriy Shevchenko è tornato a parlare del suo rapporto con Filippo Inzaghi ai tempi del grande Milan guidato da Carlo Ancelotti, offrendo uno spaccato autentico su una delle coppie d’attacco più iconiche della storia rossonera.
Intervistato da Amazon Prime, l’ex Pallone d’Oro ha affrontato senza giri di parole uno dei temi più ricorrenti: la presunta “egoisticità” di Inzaghi. Una caratteristica che Shevchenko non nega, ma che anzi rivaluta completamente:
“Sì, però è la sua forza. Lui si concentrava sul movimento per fare gol. Io ero quello che si doveva adattare”.
Parole che raccontano una verità spesso sottovalutata: l’equilibrio tra i due non nasceva dalla somiglianza, ma dalla complementarità. Inzaghi viveva per il gol, per l’ultimo tocco, per l’anticipo decisivo. Shevchenko, invece, leggeva il gioco e si adattava di conseguenza, mettendo il proprio talento al servizio della coppia.
Emblematico anche il retroscena sul posizionamento:
“La cosa incredibile è che ogni gol che lui faceva io ero sempre dietro di lui”, ha spiegato Shevchenko, sottolineando la sua capacità di interpretare le traiettorie e anticipare le situazioni, proprio per sfruttare al meglio i movimenti del compagno.
Infine, una smentita su un luogo comune molto diffuso: quello di una coppia che in allenamento non si passava il pallone.
“No”, ha detto sorridendo Shevchenko. “Pippo si allenava sempre molto bene. Non partecipava tanto al gioco della squadra, ma quello che riusciva a fare, lo faceva”.
Un ritratto sincero e lucido, che restituisce il valore di due attaccanti diversi ma perfettamente compatibili. E che conferma come, nel calcio, anche l’“egoismo” possa trasformarsi in una qualità decisiva, se inserita nel contesto giusto.
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