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Superlega, Berlusconi aveva già anticipato tutti nel 1988

Silvio Berlusconi

La sentenza della Corte Europea di giustizia ha mandato ancora una volta “nel pallone” il mondo del calcio. La Superlega è realtà, ed è una spaccatura che sta già iniziando a dividere in due non solo le opinioni dei tifosi, ma anche dei club.

Per quanto il concetto di un nuovo torneo, indipendente da organi come Uefa e Fifa, possa sembrare moderno e all’avanguardia, una proposta simile era già stata avanzata 35 anni fa. L’idea di un campionato elitario tra i migliori club d’Europa, difatti nasce nel 1988. All’epoca i rossoneri di Arrigo Sacchi, erano freschi del titolo di campioni d’Italia, e si preparavano ad affrontare la Coppa dei Campioni, trofeo che avrebbero poi alzato nella memorabile finale contro lo Steaua Bucarest.

Il sogno condiviso fra Silvio Berlusconi e Ramon Mendoza, allora presidente del Real Madrid, era quello di vedere le loro rispettive squadre e tutte le altre super potenze continentali affrontarsi ogni anno con regolarità.

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L’idea non andò in porto, causa anche la nascita della moderna Champions League, ma ci fu un ulteriore tentativo da parte dell’ex presidente rossonero. Nel 1998 Berlusconi ci riprova, insieme al sostegno di altri club e del colosso economico J.P. Morgan. Per intendersi, lo stesso che due anni fa era pronto a finanziare il progetto Superlega. Anche in questo caso il tentativo fu inconcludente, ma le pressioni avanzate portarono comunque ad alcune modifiche che persistono tutt’ora nell’attuale Champions League. Una tra queste è l’allargamento a quattro partecipanti per i campionati più blasonati.

Berlusconi

Memorabile l’intervista rilasciata al Corriere della Sera, con Berlusconi che avanzava testuali parole: “Nelle coppe europee prevale l’imponderabile. Dobbiamo trasformarle in un campionato continentale, con certezze gestionali ed economiche per le società. Andremo a giocare sempre a Madrid, Barcellona e Lisbona, non in qualche paesino sperduto di provincia.”

Le formazioni di un certo livello, capaci di contare su vasto pubblico e incassi conseguenti, devono poter competere tra di loro. Poi eventualmente si può studiare una formula basata sui playoff. Anche la Serie A a 18 squadre va contro gli interessi del calcio. Con che spirito una provinciale può venire a giocare a San Siro? Al massimo per tenere lo 0-0”.

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