Una promessa fatta prima del suo nuovo mandato da Presidente della Lega Pro. Così Matteo Marani commentò la possibile introduzione di un Salary Cap in Serie C: “Con la finanza non a posto, non si può fare calcio! Vorremmo riuscire ad arrivare a metterlo nella stagione prossima, quindi 2025/2026, dobbiamo capire se ci sono alcuni modelli funzionanti e validi“. Ora, dopo attente analisi, il Salary Cap è realtà e a partire dalla prossima stagione, anche se solo in via sperimentale, tutte le squadre dovranno rispettarlo. Sarà confermato in via definitiva dalla stagione 2026/2027 e sarà introdotta la norma che punta a consolidare la sostenibilità dei suoi club ed evitarne gli eccessivi indebitamenti e i possibili conseguenti fallimenti.
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Come funziona il Salary Cap
Come spiega la Lega Pro nel suo comunicato ufficiale. “Il modello adottato non è quello di un absolute Salary Cap. Il nostro è un relative Salary Cap in quanto basato sull’individuazione di un rapporto ottimale tra gli emolumenti complessivi e il valore della produzione del club che consente di determinare una soglia al monte ingaggi di ciascuna società. Non si tratta di un Salary Cap individuale, in quanto l’ingaggio del singolo calciatore non viene preso in esame se non nell’ipotesi di sforamento del predetto rapporto”.
Il Salary Cap introdotto in via sperimentale dalla prossima stagione. Permetterà ai club iscritti al campionato di Serie C di studiare la strategia e le mosse adeguate per arrivare pronti all’inizio della stagione 26/27.
Cosa succede in caso di non rispetto del Salary Cap
Sempre nel comunicato pubblicato dalla Lega Pro, viene precisato. “Il modello, in quanto adottato in via autoregolamentare, non prevede preclusioni per l’ammissione al Campionato e per la disputa delle competizioni. Le società che non daranno piena attuazione al Salary Cap hanno scelto di versare importi in un fondo che sarà interamente destinato a finanziare l’attività di sviluppo dei settori giovanili (Riforma Zola) di tutti i Club associati alla Lega Pro“.
