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Serafini: “Il VAR? Un disastro. Il Milan dovrebbe comportarsi in questo modo!

Questo weekend in Serie A abbiamo vissuto una giornata abbastanza tranquilla a livello arbitrale, anche nelle partite del Milan.

Si è parlato spesso della terna arbitrale e della loro gestione nelle varie partite di Serie A. Passando dal fischiare ogni contatto, al cercare di mantenere il ritmo partita anche su interventi al limite della regolarità.

Il Milan ad esempio contro la Cremonese ha visto su falli reiterati su Alexis Saelemaekers, mai fischiati. Aumentando la tensione del belga, che è stato sostituito per la troppa agitazione accumulata all’interno della partita.

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Un giorno non fa primavera, ed i problemi del VAR e dell’AIA sono davanti agli occhi di tutti. L’errore del Parma pesa ancora oggi e ad analizzare questo problema è il giornalista Luca Serafini a Time2play:

Penso che il VAR sia un disastro tutto italiano. Ed è ancora più grave considerando che l’Italia è stato il primo Paese del mondo ad adottarlo, in Serie A: dovremmo essere un modello, invece siamo tra i peggiori”.

“Seguendo Premier League, Bundesliga e La Liga, si vede un’applicazione molto più lineare, frutto di regole precise. In Italia, invece, c’è un protocollo che viene interpretato in modo caotico”.

“Il gol annullato al Parma, per esempio, all’estero difficilmente sarebbe stato rivisto. A volte si ha l’impressione che l’intervento del VAR avvenga senza una reale coerenza”.

“Ma il problema è sistemico: dalla Federazione alla Lega, fino all’AIA, c’è una gestione poco moderna del calcio. È una questione culturale, di mentalità sportiva”.

“Se l’intero sistema non funziona, è difficile pretendere arbitraggi impeccabili. Il problema non è lo strumento, ma l’interpretazione. In Italia sembra che i varisti vogliano spesso assumere un ruolo da protagonisti”.

“I guardalinee sono praticamente spariti e si delega tutto alla tecnologia, spesso con risultati peggiori. È un problema culturale e sistemico: dalla Federazione alla Lega, fino alle società. Un meccanismo che non funziona e che produce effetti a cascata”.

“Il Milan doveva farsi sentire di più dopo il Parma? Sì, è così. Non si tratta di sbattere i pugni sul tavolo, alzare il telefono e lamentarsi, ma di fare politica sportiva”.

“Partecipare attivamente alle riunioni di Lega, creare le giuste alleanze, avere una presenza forte. Il Milan questo non lo fa abbastanza”. 

“Sappiamo, o meglio, intuiamo, chi sia il presidente del Milan: non è un uomo di calcio, partecipa a certe riunioni e se ne va prima che finiscano”.

“La parte sportiva, negli ultimi anni, non è stata il vero core business delle proprietà. Eppure un Milan competitivo aumenterebbe il valore della rosa e i ricavi internazionali”.

“È come aprire un ristorante curando sala e arredamento, ma trascurando la cucina”.

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